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salute
25 Febbraio 2026 - 22:20
'infarto non è sempre un evento isolato: per chi sopravvive al primo episodio, il rischio di una recidiva trombotica oscilla tra il 20% e il 30%. Fino ad oggi, identificare i pazienti più vulnerabili era complesso, ma una ricerca d'eccellenza condotta dal Centro Cardiologico Monzino e dall'Università Statale di Milano promette di cambiare radicalmente le cure post-infarto.
Al centro della scoperta, pubblicata dalla professoressa Marina Camera, c'è il Fattore Tissutale. Si tratta di una proteina che, se presente sulla membrana delle piastrine, agisce come un "interruttore" per la trombosi. Analizzando 527 pazienti, i ricercatori hanno dimostrato che misurare la percentuale di piastrine "armate" con questa proteina permette di prevedere con precisione il rischio di morte cardiovascolare nei cinque anni successivi.
La vera svolta è la praticità: il test richiede solo un piccolo prelievo di sangue e viene eseguito con il citofluorimetro, uno strumento già presente nella maggior parte dei laboratori ospedalieri e del resto d'Italia. Conoscere questo valore permetterà ai cardiologi di intervenire tempestivamente, potenziando o modificando le terapie farmacologiche prima che si verifichi un secondo evento.
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