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07 Agosto 2021 - 06:21
Finalmente è scattato l’obbligo di certificato verde per entrare in ristoranti, bar, musei e palestre, ma i timori sollevati nei giorni scorsi da cittadini e lavoratori sono diventati in molti casi delle realtà. E a farne le spese questa volta sono stati, oltre ai non vaccinati, soprattutto i turisti provenienti dall’estero che hanno avuto non pochi problemi a farsi convalidare i certificati. Inoltre le molte farmacie, comprese quelle comunali, hanno pensato bene di andare in ferie sospendendo il servizio tamponi. Numerosi i disagi riscontrati anche dai ristoratori, soprattutto quelli senza dehors.
Musei
Nella città svuotata dalle vacanze estive erano in tanti i visitatori, in larga parte stranieri, in coda davanti ai musei. Al Museo Egizio, per dare una mano nei controlli, c’era anche il direttore Christian Greco: «Sono molto contento di quest’ottima affluenza di pubblico, a luglio abbiamo registrato 42mila presenze e anche oggi, nonostante il Green Pass, ci sono tanti visitatori, anche se dobbiamo fare ancora un po’ di rodaggio». I problemi infatti non sono mancati. «Ho fatto il tampone in farmacia ma non ho il Qr code - spiega Emir, 18 anni -, a Lussemburgo per avere il Green Pass devo avere due dosi di vaccino ma, essendo giovane e avendo fatto AstraZeneca che richiede più tempo, ne ho solo una e non mi viene riconosciuto il Pass. Questa è una discriminazione».
Numerosi i certificati verdi non convalidati dall’app “Verifica C19” anche a turisti provenienti da stati vicini, come Francia e Spagna. «Mio figlio - spiega Juan, spagnolo - non si è ancora potuto vaccinare in Spagna e ha fatto il tampone in aeroporto ma è scaduto qualche ora fa e adesso ci tocca rifarlo per entrare al museo». Complicate anche le verifiche per i turisti extra-Ue, come inglesi e americani che mostravano semplicemente certificati di carta. Nessun problema invece per gli italiani. «Siamo molto contenti di poter tornare alla normalità» esultano Arnaldo e Giuseppina, insieme alla figlia Alessandra e al piccolo Mattia di 8 anni, arrivati da Milano. «Mi hanno convalidato subito il Pass senza difficoltà e non vedo l’ora di visitare tutta la città. Mi sento molto più libera» spiega Nadia, di Viterbo. Entusiaste anche le sorelle Caterina, 80 anni, e Carla, 70, davanti all’ingresso di Palazzo Madama: «Abbiamo stampato il Qr code per sicurezza, così entriamo subito».
Bar e ristoranti
Complice la bella giornata di sole, ieri poche persone hanno pranzato al chiuso, ma i controlli hanno comunque lasciato a desiderare. «Io vivo a Londra e non ho ancora ricevuto il certificato ufficiale ma sono entrata senza problemi» spiega Martina, a pranzo in un ristorante di via Maria Vittoria insieme alla sua amica Elisa, di Torino, che invece è entrata regolarmente esibendo il Green Pass. L’obbligo del certificato verde ha sollevato molte lamentele tra baristi e ristoratori. «Rallenta il ritmo» spiega Marco di Poor Manger. A subire maggiormente il provvedimento sono i locali senza dehor, come lo storico ristorante Da Mauro: «Abbiamo perso trenta clienti abituali che hanno deciso di non vaccinarsi» spiega la titolare Federica Giusti. Critiche anche alle modalità di controllo imposte: «Chiedere i documenti ai clienti non ha senso. Le regole non sono chiare» sottolinea Flavia, titolare del bar Gallo.
Palestre
Mezze vuote le palestre, un po’ perché la gente è al mare ma anche perché in tanti non hanno ancora il Green Pass e quindi non hanno rinnovato l’abbonamento. E’ il caso di Martina: «Ho sospeso l’abbonamento - spiega - perché non mi va che esista quest’obbligo». Perplesso anche Marco, che di buon mattino entra nel centro sportivo per iniziare il suo allenamento: «Ok il Green Pass, ma il governo doveva dirlo prima. Io appena ho saputo dell’obbligo ho fatto subito il vaccino, ma avrei preferito che ce l’avessero detto a maggio». Ivan, invece, il certificato l’ha dimenticato a casa ed è corso a riprenderlo. «Altrimenti non mi alleno. Cosa ne penso? Per me è giusto, le regole vanno rispettate». D’accordo anche Geisen: «Se vogliamo tornare alla normalità, non c’è alternativa». Eppure le palestre hanno perso iscritti. «Non tutti recepiscono purtroppo - spiega Francesco Paccotti, responsabile della Orange Nizza - ma prima ci vacciniamo tutti, prima usciamo da questo periodaccio».
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