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Il fatto
21 Novembre 2025 - 18:10
Foto: Costadoro S.p.A.
Costadoro taglia il traguardo dei 135 anni e rilancia le sue ambizioni. L’azienda torinese, oggi guidata dalla famiglia Trombetta, punta a portare il fatturato dagli attuali 24 milioni a 40 milioni in quattro anni, con un incremento programmato del 20% annuo. L’ad Giulio Trombetta ha illustrato la strategia nella sede storica della torrefazione, dove operano circa 60 dipendenti e dove convivono tradizione e investimenti sull’estero.
La crescita dell’azienda passa infatti da una presenza internazionale già consolidata: tre sedi operative (Londra, Nizza e Barcellona) e una rete di distribuzione che raggiunge oltre 40 Paesi. Oggi sei caffè su dieci vengono venduti fuori dall’Italia. La notorietà, invece, resta più marcata nel Nord-Ovest rispetto ad altre zone del Paese. «Siamo conosciuti a Seul e a Mosca, ma molto meno a Bologna o Pescara», ha sintetizzato Trombetta.
L’amministratore delegato ha ricordato anche il periodo pandemico, definito uno dei momenti più complessi vissuti dall’azienda: in quegli anni diversi gruppi internazionali tentarono l’acquisizione, ma la proprietà decise di restare indipendente per mantenere saldo il legame con Torino.
Fondata nel 1890 dal commendatore Emilio Oreste Beccuti, la torrefazione è diventata Costadoro nel 1979 con l’unione di tre realtà piemontesi del settore. Oggi accanto a Giulio lavorano i figli Carlotta e Umberto e la nipote Federica, affiancati da manager esterni.
Non è mancato un commento sull’aumento del prezzo del caffè al bar. Trombetta attribuisce la crescita soprattutto alla speculazione sulle materie prime e ritiene ingiustificato uno scenario con la tazzina a 2 euro. Secondo lui, un prezzo corretto per i locali più curati non dovrebbe superare 1,60-1,70 euro, in linea con quanto avviene in Francia.
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