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L'evento
12 Gennaio 2026 - 18:30
Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di commercio all'incontro di dumsedafe
«Stiamo vivendo una fase di trasformazione profonda, forse paragonabile alle grandi rivoluzioni industriali del passato, ma con una differenza sostanziale: oggi tutto avviene in tempi molto più rapidi». È da questa consapevolezza che Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di Commercio di Torino, ha avviato il suo intervento nelle sale storiche del Circolo dell’Unione Industriali, durante il primo incontro dell’anno dell’associazione dumsedafe, coordinata da Piero Gola. Parlando dei mesi iniziali della nuova consigliatura, Cipolletta ha descritto un periodo «molto intenso e molto operativo», segnato dalla volontà di costruire una visione capace di tenere insieme continuità e discontinuità.
«La Camera di Commercio è un’istituzione pubblica, con regole e vincoli propri della pubblica amministrazione, ma al suo interno ho trovato una squadra di grande qualità, all’altezza delle sfide che ci attendono». Il punto di partenza è la velocità del cambiamento tecnologico. «Oggi le tecnologie che sembrano destinate a cambiare il mondo possono trasformarsi radicalmente o scomparire nel giro di cinque o dieci anni». È in questo contesto che il presidente ha introdotto il concetto di interoperabilità, spiegandolo in modo molto concreto: «Non è uno slogan né una bella frase da convegno. Interoperabilità significa mettere insieme competenze, enti, imprese e settori diversi per essere più efficaci e più competitivi».
Torino, ha ricordato, è la quarta Camera d’Italia per numero di imprese registrate, oltre 220mila nell’area metropolitana, ed è anche tra le prime per percentuale di risorse reinvestite localmente. Guardando alle imprese, Cipolletta ha indicato tre grandi direttrici di accompagnamento. La prima è la cosiddetta Twin Transition, ovvero la transizione digitale e quella ambientale che procedono insieme. «Il digitale è uno strumento fondamentale anche per rendere concreta la sostenibilità, evitando operazioni di facciata o greenwashing», ha spiegato. La seconda riguarda l’innovazione applicata, citando il progetto avviato con il Centro Nazionale per l’Intelligenza Artificiale: «Non ci siamo limitati a fare formazione, ma abbiamo costruito un percorso operativo per portare davvero l’intelligenza artificiale dentro le Pmi». La terza direttrice, forse la più delicata, è quella dimensionale. «Il nostro sistema è fondato sulle Pmi, che restano un punto di forza straordinario – ha detto – ma oggi la competizione si gioca anche sulla scala».
L’aggregazione tra imprese, ha chiarito, non è una soluzione miracolosa, ma «un passaggio necessario per aumentare capacità, servizi e presenza sui mercati internazionali». Sul futuro industriale di Torino, Cipolletta ha invitato a superare narrazioni semplicistiche. «La manifattura pesa ancora per circa il 33% del valore del territorio. Non è poco. Nessun imprenditore rinuncerebbe a un terzo del proprio fatturato». Accanto all’industria, Cipolletta ha richiamato il ruolo crescente dei servizi e dell’economia dell’accoglienza. «Torino è passata da 600mila a tre milioni di presenze turistiche. Non abbiamo un problema di overtourism, ma una grande opportunità di turismo di qualità».
La chiusura è affidata a una riflessione identitaria: «Quando ci dicono che Torino è inaspettatamente bella, io mi tengo il “bella”. Sull’“inaspettatamente” dobbiamo lavorare. Dobbiamo fare in modo che chi viene qui si aspetti di stare bene. E questo è un lavoro che si fa solo insieme».
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