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Askatasuna chiede i danni dello sgombero: «Hanno devastato l’edificio»

I proponenti del patto decaduto: «Gravi danneggiamenti. E il silenzio del Comune sul futuro dello stabile è assordante»

Askatasuna chiede i danni dello sgombero: «Hanno devastato l’edificio»

Askatasuna chiede i danni dello sgombero: «Hanno devastato l’edificio»

Stop a quella che viene definita una «occupazione militare». Ma anche un’ispezione nello stabile perché «è stato seriamente danneggiato dopo lo sgombero». Sono le richieste fatte, oggi pomeriggio davanti al centro sociale sgomberato, dal comitato dei proponenti di Askatasuna, che chiede conto al Comune sulla dinamica dello sgombero e dei danni fatti allo stabile di corso Regina Margherita 47 durante l’operazione. «Due anni di lavoro, durante i quali abbiamo avuto una buona interlocuzione con l’amministrazione comunale, sono stati cancellati da una mail che abbiamo ricevuto alle 8.30 del mattino, il 18 dicembre», ha esordito Ugo Zamburru, uno dei garanti del “progetto Aska”.

Il riferimento è alla missiva che il sindaco Stefano Lo Russo ha inviato ai proponenti del centro sociale mentre era ancora in corso il blitz della polizia nello stabile occupato da quasi trent’anni. Mail nella quale il primo cittadino spiegava che il patto sulla legalizzazione era decaduto in quanto non esistevano più le condizioni per andare avanti. «Il Comune torni a parlare con noi - ha proseguito Zamburru - perché dopo lo sgombero abbiamo visto solo silenzio e non ne comprendiamo il motivo. Lo riteniamo un silenzio assordante, ma ora non siamo più solo noi proponenti a volere riprendere un dialogo con le istituzioni, perché insieme a noi c’è tutto il quartiere Vanchiglia. Qui in ballo non c’è solo l’edificio di Askatasuna, ma anche il futuro di altre realtà come l’asilo e dello sport popolare».

E poi c’è il capitolo danneggiamenti. Mentre le forze dell’ordine liberavano e poi facevano murare Askatasuna, all’interno del palazzo sarebbero stati fatti dei danni. Una stima non c’è «ma ci arrivano notizie di danni gravi a infrastrutture e impianti. Chiediamo al Comune di andare a fare un’ispezione», ha affermato Giorgio Cremaschi, un altro membro del comitato dei proponenti per la trasformazione dell’edificio di zona Vanchiglia in bene comune. Un edificio, quello al civico 47 di corso Regina Margherita, che risale al lontano 1880 e in origine era la sede dell’Opera Pia Reynero. Al suo interno, ci sarebbe anche una scala progettata da Alessandro Antonelli, l’architetto che realizzò la Mole Antonelliana. Insomma un bene che andrebbe tutelato, ma che ha subìto danni nel corso del blitz per lo sgombero. Sul web, postate dai militanti del centro sociale, già nel primo pomeriggio del 18 dicembre circolavano foto di bagni devastati. «Alcuni militanti sono rientrati per portare via gli effetti personali e hanno visto quello che era successo - ha detto Giorgio Cremaschi - ma non hanno potuto documentarlo perché i loro cellulari erano stati sequestrati. Ora però serve una verifica all’interno, perché questo è un bene del Comune, pertanto chiediamo che il Comune ne rientri in possesso».

Dopo il blitz e lo sgombero, il sindaco Lo Russo aveva affermato che l’accordo era decaduto. Salvo poi, 24 ore dopo, dichiarare: «Crediamo ancora nel patto per Askatasuna, ci muoviamo nel solco della Costituzione e crediamo nel dialogo, nella partecipazione e nella responsabilità collettiva». Ma Palazzo Civico, a detta di “Aska”, non si è più fatto sentire. Ora i proponenti chiedono lo stop a una militarizzazione «paragonabile a quella di uno sgombero per mafia» e anche la conta dei danni.

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