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La fuga dall'Italia
04 Marzo 2026 - 12:20
"La Stampa continuerà a informare i suoi lettori come ha sempre fatto, con rigore, serietà e indipendenza". Sì, ma non con me, sembrava potesse aggiungere. Perché sono le parole che John Elkann aveva pronunciato il 30 novembre, poche ore dopo l'irruzione di antagonisti e pro Pal a vandalizzare la redazione deserta (per sciopero). Ma quello che non diceva ai giornalisti è che stava già trattando per liberarsi della testata che (quasi) da sempre era stata degli Agnelli. E oggi, 4 marzo 2026, è arrivata l'ufficialità: John Elkann ha venduto La Stampa alla Sae di Alberto Leonardis (e a una cordata di imprenditori ancora non rivelati).
L'ufficialità arriva con una nota di Gedi e Sae che comunicano "di aver firmato il contratto preliminare di cessione a quest’ultimo de La Stampa". Una cessione che comprende, oltre al quotidiano, anche le testate collegate, le attività digitali, il centro stampa, la rete commerciale per la raccolta pubblicitaria locale, nonché le attività di staff e di supporto alla redazione.
La Sae, che aveva già comprato una serie di quotidiani locali (da La Nuova Ferrara a la Nuova Sardegna) proprio da Gedi, acquisirà il tutto tramite una newco, di cui avrà il controllo, per fare entrare anche "investitori legati al territorio del Nord Ovest". La nota parla di "un progetto editoriale sostenibile e di lungo termine. Il progetto mira a garantire continuità nel posizionamento storico della testata, preservandone l’indipendenza editoriale e il profondo legame con il suo territorio" ma non si aggiunge nulla di più.
Il perfezionamento dell’operazione è previsto entro il primo semestre del 2026. La chiusura è subordinata all’espletamento delle usuali procedure sindacali e burocratiche previste dalla legge: un percorso codificato, che fa da garanzia di trasparenza e tutela per lavoratrici e lavoratori coinvolti (oltre che per i lettori), i quali da tempo hanno chiesto garanzie proprio sul piano industriale del possibile nuovo acquirente, dopo - sostengono - essere rimasti totalmente all'oscuro delle intenzioni di Exor, ossia il maggiore azionista di Gedi.
Per Gedi, gli ultimi bilanci sono stati un calvario di segni negativi - nel 2024 la perdita era di 45 milioni di euro - e da tempo si parlava di un piano di tagli con almeno 70 esuberi. Sul tavolo, poi, resta la partita Repubblica, per cui Elkann tratta con il gruppo Antenna degli armatori greci Kyriakou. Elkann editore - anche il prestigioso Economist è di Exor - insomma passa la mano e taglia un cordone ombelicale fortissimo con Torino, chiaro segno di volontà di disimpegno degli Agnelli dal Paese.
Dopo Magneti Marelli, Comau e Iveco (che a breve verrà divisa fra Leonardo e gli indiani di Tata Motors) e le cliniche private legate a Lifenet, Elkann si libera quindi anche della Stampa: a Torino del (fu) impero Agnelli restano giusto la Fiat Mirafiori e la Juventus (fino a quando?). Ma anche un processo legato alle vicende dell'Eredità Agnelli che attendono il nipote dell'Avvocato, nella guerra pluridecennale con la mamma Margherita Agnelli. La quale, nonostante le smentite di rito, potrebbe essere proprio fra gli investitori "ombra" di Leonardis.
Ben più reale è la presenza di una cordata di investitori, di "capitali" per usare il termine esatto con cui si dibatte negli ambienti torinesi, che starebbe dando sostegno al progetto di Sae. La quale avrebbe sì una quota nella nuova società, ma con il supporto importante di queste realtà di buona parte del Piemonte per arrivare a quei 50 milioni di euro che sarebbero il prezzo da pagare a Exor e poter tenere in attività il giornale per almeno un paio di anni.
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