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La polemica

La Magnifica Prandi apre le porte del Campus ad Askatasuna

Aula alla Palazzina Einaudi concessa a gruppi vicini al centro sociale. Timori di radicalizzazione, polemiche sui vertici dell'ateneo e dubbi sulla parità di accesso politico

La Magnifica Prandi apre le porte del Campus ad Askatasuna

La rettrice Prandi

E’ possibile che la Rettrice Cristina Prandi e il Prorettore Gianluca Cuniberti si siano bevuti il cervello? - (E’ una domanda e non un’affermazione, per cui andiamoci piano con gli avvocati) - Saranno i torinesi a giudicare la decisione dell’Università di concedere un’aula del Campus Einaudi a gruppi studenteschi autonomi e radicali contigui al centro sociale Askatasuna (nello specifico: CUA, Studenti indipendenti, Cambiare Rotta, FGC, Coordinamento antifascista universitario) per il 17 gennaio. Una data che precede la visita a Torino del presidente Mattarella e due settimane prima dell’annunciata grande manifestazione antagonista di fine mese. Prandi e Cuniberti infarciscono l’annuncio con parole di maniera: «Ribadiamo fiducia verso la nostra comunità universitaria insieme all’inderogabile richiesta del rispetto delle nostre regole interne e della legalità come dimensione che garantisce la libera esperienza democratica dentro e fuori l’università». Belle parole, ma tutti già sappiamo come andrà a finire. Non prendiamoci in giro. A preoccupare, però, non sono tanto gli imbrattamenti dell’aula e i consueti atti vandalici che siamo abituati a vedere in queste occasioni.

Ciò che preoccupa davvero è il tentativo di trasformare l’Ateneo in un laboratorio e in un covo delle frange antagoniste più estreme. Un film già visto durante gli “anni di piombo”, quando le Università si erano trasformate in luoghi di violenza e, in alcuni casi, in centri di reclutamento di terroristi (Roma La Sapienza, Padova e anche Torino). Da allora le Università italiane sono cambiate e hanno raggiunto un’eccellenza che non può essere messa a rischio con decisioni che sembrano evocare nostalgie malsane. Una decisione quella di Rettrice e Prorettore, irresponsabile, nel senso che entrambi delegano ad altri le conseguenze dell’irreparabile. I due Magnifici terminano la nota con queste parole: «Ringraziamo il Prefetto e il Questore di Torino per la fondamentale collaborazione e la possibilità offertaci di condividere le scelte compiute». Non si comprende se la decisione sia stata davvero condivisa o meno, ma sembra che ogni responsabilità venga delegata dalla Rettrice alle forze di polizia. A quei poliziotti nipoti di quelli bastonati a Valle Giulia e di cui Pier Paolo Pasolini scrisse: «Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri... I ragazzi poliziotti che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) di figli di papà, avete bastonato». Presto sapremo se anche prefetto e questore hanno condiviso la scelta dei vertici dell’Università. Non vorremmo porci anche per Cafagna e Gambino, la domanda (non un’affermazione) con cui abbiamo iniziato questo articolo. Ma a proposito di democrazia e libertà nell’Ateneo, se ne potrà riparlare quando qualunque altro gruppo politico sarà libero di chiedere e ottenere aule e spazi per dibattere. Di recente studenti di destra (non estrema) hanno promosso l’iniziativa della Regione che consente agli Universitari di usare gratuitamente i trasporti. E la accoglienza non è stata delle migliori...

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