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Il caso
19 Gennaio 2026 - 16:45
(Da sinistra) Massimo Esposto, segretario generale Fp Cgil Piemonte e Nazzareno Arigò, segretario generale Uil Fpl Torino e Piemonte
Quando si parla di indennità economiche, nasce una differenza negli ospedali piemontesi. È questo il punto di rottura che ha portato Fp Cgil e Uil Fpl Piemonte ad aprire lo stato di agitazione contro l’indennità di pronto soccorso differenziata introdotta dalla Regione Piemonte, destinata in misura maggiore a infermieri, ostetriche e infermieri pediatrici, lasciando invece ai margini le altre figure professionali dell’emergenza.
La decisione regionale risale al 7 gennaio ed è collegata all’applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro 2022-2024, sottoscritto da Cisl FP, Fials, Nursind e Nursing Up, ma non firmato da Cgil e Uil. L’accordo aveva previsto per il 2025 un incremento dell’indennità per gli infermieri compreso tra i 22 e i 32 euro a turno, che nel 2026 aumenterà ulteriormente, mentre per operatori socio-sanitari, tecnici di laboratorio, tecnici di radiologia e personale amministrativo l’aumento resta fermo tra i 12 e i 18 euro, senza prospettive di crescita.
Una differenziazione che, secondo i due sindacati, rischia di rompere l’equilibrio dei pronto soccorso, luoghi dove il lavoro è per definizione collettivo. «Non dobbiamo spezzare l’unità creata tra noi professionisti con queste diversità - afferma Nazzareno Arigò, segretario generale Uil Fpl Torino e Piemonte -. Ognuno deve ricevere ciò che è giusto». Lo slogan scelto per la mobilitazione è esplicito: “Siamo tutti pronto soccorso”. Il primo appuntamento è fissato per il 23 gennaio, con un flashmob davanti ai presidi ospedalieri piemontesi.
Il timore, spiegano Cgil e Uil, è che una misura pensata per riconoscere il disagio finisca per creare attriti all’interno delle équipe. Un rischio che emerge chiaramente anche dalle voci dei lavoratori. Restano escluse dall’indennità piena anche figure che operano direttamente nei reparti di emergenza, come gli operatori socio-sanitari. «Il pronto soccorso è un luogo dove il disagio è quotidiano – racconta Sara, Oss all’ospedale Maria Vittoria -. Chiediamo equità, rispetto e coerenza: a parità di contesto e di rischio deve corrispondere parità economica».
La situazione si è fatta ancora più complicata dopo l’annuncio dello stato di agitazione. L’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi ha comunicato via social, il 10 gennaio, la disdetta dell’accordo regionale, parlando di un successivo confronto sull’indennità per i tecnici di radiologia. Una modalità che Fp Cgil definisce «inedita». «Un accordo regionale non si disdice su Instagram», osserva Massimo Esposto, segretario generale Fp Cgil Piemonte.«È evidente che tutti i professionisti del pronto soccorso patiscono carichi di lavoro insostenibili. La Regione deve fare una cosa che non ha mai fatto davvero: investire in capitale umano».
Il nodo centrale, per i sindacati, non è togliere risorse a chi oggi beneficia dell’indennità più alta. «Non accetteremo che venga tolto un euro a chi già ce l’ha – chiarisce Esposto –. Chiediamo che la Regione trovi risorse aggiuntive e investa per la prima volta in modo strutturale sul personale. La pandemia non ha insegnato nulla», conclude Esposto.«In quei mesi li chiamavamo eroi, oggi ci dividiamo su pochi euro, dimenticando che il pronto soccorso funziona solo se tutte le professionalità vengono riconosciute».
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