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Salute

Test HIV gratuito a Torino: ecco come funziona davvero il percorso all’Ospedale Amedeo di Savoia

Anonimo e senza prenotazione: un percorso di counseling e presa in carico immediata

Test HIV gratuito a Torino: ecco come funziona davvero il percorso all’Ospedale Amedeo di Savoia

Ospedale Amedeo di Savoia di Torino

Fare il test HIV è un atto di tutela della propria salute, e oggi è un percorso facile da seguire. A Torino, presso l’Ospedale Amedeo di Savoia, esiste un metodo che consente di effettuare il test in modo gratuito, anonimo e senza prenotazione, all’interno di un contesto sanitario altamente specializzato. A spiegare come funziona, passo dopo passo, è il dottor Giancarlo Orofino, dirigente medico con incarico ad alta professionalità presso la Divisione di Malattie Infettive e Tropicali dell’Ospedale Amedeo di Savoia. Nel percorso è previsto anche il consenso informato, come stabilito dalla legge 135 del 1990, che disciplina gli interventi in materia di Aids. Una norma nata per tutelare i cittadini, ma che oggi, in alcuni casi, rischia di rappresentare un ostacolo all’accesso al test. Come sottolinea il dottor Orofino, l’obiettivo del servizio è quello di semplificare il più possibile la dinamica del test, riducendo le barriere burocratiche e favorendo un accesso rapido e consapevole.

Il dott. Giancarlo Orofino e le infermiere che gestiscono il Padiglione B dell'Ospedale Amedeo di Savoia

Il servizio si trova in Corso Svizzera 164, Padiglione B, all’interno del Poliambulatorio Clinico Centralizzato. Il cittadino entra, chiede in portineria dove si trova il Padiglione B e raggiunge la reception. «Il percorso è semplice: si arriva, si chiede di fare il test e non serve altro», spiega Orofino. Per effettuare il test non è necessaria la richiesta del medico, non è richiesto il digiuno e non è prevista alcuna prenotazione. L’accesso è diretto dal lunedì al venerdì, festivi esclusi, dalle 7.30 alle 14.00. «Qualsiasi cittadino che arriva qui e chiede di fare il test, lo può fare», chiarisce il medico.

Una volta in reception, al cittadino viene assegnato un numero e gli viene chiesto di attendere. Per quanto riguarda i tempi dei risultati, il personale fornisce subito indicazioni precise. «Se il prelievo viene fatto entro le 10.45, il referto è disponibile in giornata nel primo pomeriggio. Se viene fatto dopo, il ritiro è il giorno successivo. I prelievi del venerdì vengono ritirati il lunedì», spiegano le infermiere. Quando viene chiamato, il cittadino viene accompagnato dagli addetti. È in questo momento che si sceglie se effettuare il test in forma nominativa oppure anonima. «L’anonimato lo costruiamo insieme alla persona», racconta Orofino. «Si crea un codice con un nickname, una data, delle sigle e dei numeri. L’importante è che sia un codice serio: l’anonimato è garantito, ma il test non è un gioco».

Uno degli aspetti centrali del percorso è il counseling. «Il valore aggiunto di farlo qui è che la persona riceve anche educazione sanitaria», sottolinea Orofino. «In pochi minuti il personale infermieristico, che fa questo lavoro da più di vent’anni, può spiegare il periodo finestra, i comportamenti a rischio, le precauzioni da adottare e indirizzare, se necessario, verso altri servizi». Il test effettuato presso l’Amedeo di Savoia è un test di screening. In caso di risultato positivo, però, il laboratorio esegue automaticamente anche il test di conferma. «Qui la persona esce sapendo se il test è positivo o no», spiega Orofino. «In altri contesti, invece, spesso viene comunicato solo che il test è reattivo e poi il cittadino deve arrangiarsi per capire dove fare la conferma».

Ma il punto di forza principale è quello che accade subito dopo. «Se il test è positivo, la persona viene immediatamente presa in carico», chiarisce il medico. «Questo è quello che oggi viene definito “linkage to care”: non lasciamo il cittadino con un foglio in mano e nessuna indicazione. Qui c’è un medico, e la cura inizia subito». È proprio questa continuità assistenziale a distinguere il servizio dell’Ospedale Amedeo di Savoia. «Il grande vantaggio è che la diagnosi non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso. E la persona non viene mai lasciata sola».

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