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21 Gennaio 2026 - 20:25
Libero l'imam di via Saluzzo, Nordio apre un'istruttoria sui magistrati di Torino
Il Ministero della Giustizia apre un’istruttoria per indagare sui giudici che hanno liberato Mohamed Shahin. Intanto, la Corte d’Appello di Torino ha ribadito il “no” al trattenimento dell'imam, destinatario di un ordine di espulsione di Piantedosi, nel Cpr di Caltanissetta. «Il Ministero, nell’ambito delle sue prerogative istituzionali, ha immediatamente avviato l’attività istruttoria volta a verificare l’eventuale sussistenza dei presupposti per l’esercizio dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati coinvolti», ha detto il ministro Carlo Nordio replicando alla deputata torinese di Fratelli d’Italia, Augusta Montaruli, che in un’interrogazione chiedeva al ministro «quali iniziative di competenza, anche di carattere ispettivo» ritenesse opportuno assumere «in merito alla vicenda giudiziaria».

La vicenda giudiziaria è, appunto, quella di Shahin, imam di via Saluzzo, che doveva essere espulso dopo le frasi sul 7 ottobre («E’ stato un atto di resistenza, avvenuto dopo anni di occupazione», parole dette in piazza Castello durante un raduno Pro-Pal) ma il 15 dicembre i giudici torinesi della Corte d’Appello lo hanno liberato da Caltanissetta. Poi il 30 dicembre la Corte d'Appello di Caltanissetta ha confermato il “no” all'espulsione dall'Italia. E il 9 gennaio, la Cassazione ha annullato con rinvio la decisione della Corte d’Appello torinese. Una vicenda su cui ora Nordio vuole fare luce, attraverso un’istruttoria che «è in corso e sarà condotta nel pieno rispetto della normativa vigente», ha detto il ministro. Nordio, dunque, invierà sotto la Mole gli ispettori ministeriali. «Laddove, all’esito - ha detto, in risposta all’interrogazione di Montaruli che sarà depositata venerdì 23 gennaio - dovessero risultare integrate condotte suscettibili di rilievo disciplinare imputabili a magistrati, saranno esercitate le prerogative istituzionali riconosciute dalla legge».
Sul fatto che il Ministero aprisse un’istruttoria sulla questione lo si intuiva, ad esempio, dalle parole della Meloni il 15 dicembre scorso, dopo la liberazione di Shahin. «Come facciamo a difendere la sicurezza degli italiani se ogni iniziativa che va in questo senso viene sistematicamente annullata da alcuni giudici?», si domandava la premier. Intanto, la Corte d'Appello di Torino ha ribadito il “no” al trattenimento dell'imam, pronunciandosi dopo l'annullamento con rinvio della Cassazione sulla loro decisione precedente. Per i giudici, sebbene nel corso del tempo si siano aggiunti elementi nuovi, continuano a mancare «concreti elementi per ritenere realmente sussistente la pericolosità».
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