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La viabilità

I marciapiedi “killer” Solo pochi centimetri Per svoltare in centro

La svolta per i pedoni lungo via Po è un rischio quotidiano

I marciapiedi “killer” Solo pochi centimetri Per svoltare in centro

Quaranta centimetri. Poco più di una spanna. Meno della metà dei 90 centimetri minimi previsti dal Codice della Strada per il passaggio pedonale e lontanissimi dal metro e mezzo considerato lo standard ottimale, soprattutto per le persone con disabilità. Per imboccare via Po da via Rossini – o viceversa – bisogna letteralmente schiacciarsi contro il muro sotto i portici. Altrimenti il rischio è concreto: ritrovarsi addosso un autobus, un’auto o persino un tram. E non è nemmeno l’unica situazione così.

Tra piazza Vittorio Veneto e via Vanchiglia, svoltare per accedere alla fermata dei mezzi pubblici può costare caro: 30 centrimentri soli di larghezza del marciapiedi. Poco più di 30 anche su via Po, incrocio via Sant’Ottavio.

Situazioni particolarmente pericolose per le persone con difficoltà motorie, o più semplicemente per bambini, talvolta sprezzanti del pericolo. A portarle all’attenzione della Sala Rossa, il consigliere della Lega Giuseppe Catizone, che in un’interpellanza indirizzata all’assessora alla Viabilità Chiara Foglietta, tiene il punto su via Rossini.

L’angolo “incriminato” è «nel cuore della zona universitaria e turistica, caratterizzato da un intenso flusso pedonale e dal passaggio continuo dei mezzi Gtt diretti o provenienti da via Po», afferma. A complicare il quadro, la presenza di un esercizio commerciale di distribuzione automatica aperto 24 ore su 24, dotato di un ingresso secondario – o vetrina apribile – che affaccia direttamente su via Rossini, proprio nel punto in cui il marciapiede si restringe drasticamente. «Gli avventori – prosegue Catizone – uscendo distrattamente o sostando per consumare i prodotti, si trovano esposti al rischio di essere urtati dai mezzi pubblici».

Dall’assessorato alla Viabilità, guidato da Chiara Foglietta, arriva una prima ammissione: «Di questa situazione di pericolo non eravamo al corrente». Quanto alle soluzioni, però, il margine è stretto. «Si potrebbe incrementare la segnaletica di preavviso e installare segnali di pericolo in corrispondenza della strettoia», spiega Foglietta. Più complessa la richiesta di transenne o barriere parapedonali: «Non può essere accolta – chiarisce l’assessorato – perché il franco minimo dalla sede tranviaria per la posa di qualsiasi manufatto è di 1,3 metri. In quel punto, l’installazione di transenne sotto i portici chiuderebbe completamente il passaggio ai pedoni».

Sull’ipotesi più drastica, chiesta da Catizone, di chiudere definitivamente l’ingresso su via Rossini, convogliando entrate e uscite solo su via Po, dove il marciapiede è più ampio, la palla passa invece al settore Commercio, che dovrà verificare le autorizzazioni rilasciate all’esercizio.

Dagli uffici comunali precisano che «ogni situazione va valutata singolarmente», con sopralluoghi congiunti tra tecnici e vigili. Le misure possono andare «dal miglioramento della segnaletica fino a interventi strutturali», laddove tecnicamente e normativamente possibile. Resta però il dato di fondo: in alcuni dei punti più frequentati della città, lo spazio per camminare è ridotto al minimo indispensabile. Quando va bene.

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