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Il caso

La lunga agonia della Metro 1, Infra.To: «L’attenzione è alta»

Sulle sorti dell’infrastruttura pende la decisione del Tribunale di Roma

Metro 1 Cascine Vica: i conti non tornano, 150mila euro cercasi

Il futuro del prolungamento della Linea 1 della metropolitana di Torino resta appeso a una decisione giudiziaria. Tutti col fiato sospeso per un altro po’. Almeno fino a fine febbraio. Data in cui si saprà se i lavori verso Cascine Vica potranno ripartire con l’attuale ditta. La Italiana Costruzioni Infrastrutture Spa (Ici), capofila dell’appalto che doveva consentire (secondo l’iniziale cronoprogramma, già nel 2024) l’arrivo della Metro fino a Rivoli, riceverà per allora sentenza da parte del Tribunale di Roma, a causa dei 24 milioni di debiti che l’hanno travolta. In caso di rinuncia del concordato d’uso richiesto da Ici, lo scenario peggiore: il fallimento e un nuovo bando. L’orizzonte per vedere la fine dei lavori non prima del 2030.

A riportare le preoccupazioni di torinesi, ma anche degli abitanti di Rivoli e Collegno, che attendono da anni, ansiosamente, il nuovo link con la città, il consigliere della Lega Giuseppe Catizone, con un’interpellanza all’assessora alla Viabilità Chiara Foglietta.

Riportando le parole dell’ad di InfraTo - partecipata del Comune di Torino che ha in gestione le infrastrutture di trasporto pubblico - Bernardino Chiaia, l’assessora ha confermato l’attivazione di «misure straordinarie di monitoraggio per limitare i danni, tutelare i subappaltatori e garantire la continuità degli altri appalti collegati, come armamento, elettrificazione e sistemi di segnalamento».

Alla prudenza di Infra.To replica il consigliere comunale della Lega Giuseppe Catizone, che parla di una situazione «ancora di forte preoccupazione» e chiede di non limitarsi all’attesa. «Non possiamo farci cogliere impreparati – avverte – servono decisioni di polso».

«Non va trascurato il fatto che Infra.To è corresponsabile del pagamento dei dipendenti. Se la situazione dovesse precipitare, il rischio concreto è che i lavoratori si rivalgano anche sulla Città», aggiunge.

Per ora, però, il destino di una delle infrastrutture più attese dell’area ovest di Torino continua a rimanere sospeso.

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