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L'evento

Mattarella a Torino per il centenario della morte di Gobetti: la lectio di Zagrebelsky davanti al presidente

Il presidente al Carignano per aprire le celebrazioni. «La democrazia può essere svuotata dall’interno», ricorda Lo Russo

Mattarella a Torino per il centenario di Gobetti: la lectio di Zagrebelsky davanti al presidente

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accolto al teatro Carignano dal sindaco Lo Russo, il presidente della Regione Cirio e il prefetto Cafagna

L’auto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivata in mattinata davanti al teatro Carignano, nel centro di Torino, per aprire ufficialmente le celebrazioni del centenario della morte di Piero Gobetti. Ad accoglierlo all’ingresso, il sindaco Stefano Lo Russo, il presidente della Regione Alberto Cirio e il prefetto Donato Cafagna. Stretta di mano, breve saluto alle autorità e poi l’ingresso in sala, accolto dall’applauso del pubblico.

Ad aprire l’incontro è stato il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Stefano Tallia, che ha dato il via a «un triennio di iniziative fino al 2028». Nel suo intervento ha ricordato anche il prezzo dell'informazione nel mondo: 101 giornalisti uccisi nel 2025 e quattro già nei primi mesi del 2026, «donne e uomini che hanno tenuto accesa la luce nelle parti più difficili del globo».

Il sindaco Lo Russo ha cominciato con i saluti istituzionali, creando fin da subito un legame tra la memoria di Gobetti e l’attualità. «Ricordare Gobetti - ha affermato - non significa soltanto rendere omaggio a una figura centrale della nostra storia civile, culturale e politica. Significa interrogare il nostro presente». Il primo cittadino ha richiamato uno dei passaggi più forti della riflessione gobettiana: «Le democrazie non muoiono sempre con un colpo di Stato, ma possono essere svuotate dall’interno». Un monito che, ha aggiunto, rispecchia una contemporaneità basata su «conflitti, fragilità democratiche e diffusa sfiducia nelle istituzioni». Sono tre, secondo Lo Russo, le lezioni che Gobetti consegna ancora oggi: «La libertà non è mai un dato acquisito, ma una conquista quotidiana; la cultura non è un ornamento, ma uno strumento essenziale di emancipazione civile e infine che il pluralismo è vitale per la democrazia».

Nel suo saluto, il presidente della Regione Alberto Cirio ha espresso gratitudine al Capo dello Stato per la «presenza costante e l’affetto verso il Piemonte», sottolineando come la giornata rappresenti «il modo migliore per celebrare una figura che è un grande orgoglio per la nostra terra e un patrimonio civile per l’Italia». Cirio ha ricordato la definizione di Norberto Bobbio, che vedeva in Gobetti «un combattente per la libertà», e ha insistito sull’idea di un liberalismo mai violento ma fermo nei principi. «La libertà non si delega, non si eredita e non si conserva da solaSi conserva lavorando ogni giorno, con senso delle istituzioni e responsabilità».

Centro focale della mattinata è stata la lectio magistralis di Gustavo Zagrebelsky, presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni. Un intervento denso, costruito attraverso le parole stesse di Gobetti. «Vorremmo portare una fresca onda di spiritualità nella gretta cultura d’oggi», scriveva a diciassette anni nel primo numero di “Energie Nove”. Zagrebelsky ha ripreso quel passo per mostrare la coerenza di un pensiero che, in pochi anni, sarebbe diventato una delle più lucide analisi del fascismo.

Zagrebelsky ha insistito sull’idea della “rivoluzione liberale” come opera di lungo periodo: «La nostra opera deve avere una funzione chiarificatrice», scriveva Gobetti, convinto che non bastassero «astuzie parlamentari» o scorciatoie tattiche. Serviva un lavoro educativo, capace di formare una nuova classe dirigente e una coscienza civile diffusa. Nel ricostruire il suo percorso, Zagrebelsky ha ricordato anche il dialogo e la stima reciproca con Antonio Gramsci, pur nella differenza di impostazione sul ruolo degli intellettuali. Gobetti, ha osservato, resta un «educatore», un “profeta disarmato” la cui forza non si misura nei successi immediati, ma nella coerenza morale.

Al termine della cerimonia, il presidente Mattarella ha lasciato il teatro per raggiungere la redazione de La Stampa. Una visita in segno di solidarietà dopo l’assalto subito dal quotidiano lo scorso 28 novembre.

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