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un paradiso perduto
17 Febbraio 2026 - 18:30
Nascosto tra le vigne e i boschi di una frazione collinare del Piemonte, esiste un luogo dove il tempo sembra essersi cristallizzato in un ammasso monumentale di ricordi. È il “Museo Shangri-La”, un’oasi utopica creata da Piero Benzi, tecnico campanario e attivista ambientalista ante litteram, che a partire dagli anni ’60 trasformò la propria residenza in un immenso archivio della memoria umana. Il sito, oggi in stato di abbandono, rappresenta una delle testimonianze più singolari di "museo diffuso" e critica sociale del territorio.

Benzi, insieme alla moglie, raccolse nel corso di decenni una quantità impressionante di reperti: si stima che il complesso ospitasse circa 2.700.000 oggetti. Il nome scelto, ispirato al paradiso tibetano del romanzo Orizzonte perduto, rifletteva l'ambizione di creare un mondo sospeso, lontano dalle logiche del consumismo.
Tra i vialetti invasi dalla vegetazione e le tettoie pericolanti, si trovano ancora oggi ceramiche, fotografie, radio d'epoca, televisori, giocattoli e attrezzi della civiltà contadina, tutti accostati secondo un ordine logico e provocatorio.

Il valore del sito non risiede solo nella mole degli oggetti, ma nelle numerose installazioni e nei cartelli satirici che Benzi affiggeva contro la classe politica e la gestione del potere. Frasi celebri e motti sferzanti decorano ancora i pali della struttura, ormai logorati dal muschio e dalla polvere. Dalla scomparsa del suo ideatore nel 2014, il museo è caduto in un silenzio interrotto solo dal gorgoglio del fiume vicino. Nonostante l'inevitabile degrado, Shangri-La resta un viaggio nel tempo che documenta la storia materiale del Novecento, un monito silenzioso sulla fragilità della nostra cultura e sul valore del recupero.
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