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La sanità

Il paradosso Piemonte: le Case di comunità cercano spazio nella riforma, per i cittadini "non cambia nulla"

Questa mattina la conferenza stampa sulle 4 nuove case di Comunità, che anticipa il taglio del nastro del presidio di Giaveno, alle 15

Il paradosso Piemonte:  le Case di comunità cercano spazio nella riforma, per i cittadini "non cambia nulla"

Cosa cambierà per i cittadini dal primo marzo? "Nulla, o poco, vedranno solo l'integrazione di qualche servizio, come la guardia medica". Lo dice a mo' di rassicurazione il direttore sanitario dell'Asl To3 Giovanni La Valle, a margine della conferenza stampa che ha presentato questa mattina quelle che saranno le nuove Case di Comunità di Pianezza, Borgaretto, Cumiana e Vigone.

"Il timore che c'era che le Case della Salute vedessero una diminuzione dei servizi lo abbiamo superato. Tutte le attività saranno mantenute", aggiunge. L'intenzione dell'Azienda è infatti candidare le Case della Salute in Case di Comunità, anche se di fatto lo sono già.

Il paradosso, infatti, è evidente: strutture come quella di Pianezza, nate quasi dieci anni fa su iniziativa dei medici di base e dei territori, hanno di fatto anticipato il modello oggi previsto dalla riforma nazionale (ma non ancora ufficializzato). Ambulatori di medicina generale, infermieri di comunità, presa in carico delle cronicità, punto prelievi. Un’organizzazione che assomiglia molto alle future Case di comunità "spoke". Eppure, formalmente, non sono ancora inserite nel nuovo assetto.

"Si attende Roma", l'antifona.

La conferenza stampa a Giaveno

Il tema è emerso anche questa mattina, poche ore prima dell’inaugurazione ufficiale della Casa di comunità di Giaveno, alla presenza del presidente della Regione Alberto Cirio e dell’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi.

«Stiamo rilanciando e ristrutturando la sanità pubblica», ha sottolineato Cirio, rivendicando gli investimenti finanziati dal Pnrr e la volontà di rafforzare la medicina territoriale. «Non una diminutio di ciò che c’era prima, ma un’evoluzione strutturata», rivendica.

Riboldi ha parlato di un piano che «va oltre il semplice riparto delle risorse», ricordando le nuove assunzioni — oltre 700 con l’ultimo concorso — e l’aumento complessivo di circa 4mila operatori sanitari dal 2019. «In queste settimane ho sentito dire che qualcuno avrebbe perso il lavoro o che servizi sarebbero stati chiusi. Nulla di tutto ciò accadrà. Le Case della Salute diventeranno Case di comunità: è un’evoluzione, non una cancellazione», rimarca anche il "braccio sanitario" della Giunta Cirio.

Il caso dell’Asl To3

Nel territorio dell' ASL TO3 le Case della Salute di Pianezza, Cumiana, Vigone e Beinasco rappresentano un modello consolidato. Oggi però vivono una fase di transizione: i servizi sono garantiti grazie a proroghe tecniche, mentre si attende l'inquadramento definitivo nella nuova rete.

L’orientamento dell’Asl è inserirle nelle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft) e candidarle a diventare Case di comunità spoke, compatibilmente con i vincoli normativi nazionali. «Dal primo marzo tutto proseguirà come sempre», è stato assicurato. L’idea è iniziare a operare secondo il modello spoke anche prima dell’adeguamento formale, integrando specialisti e ridefinendo la presa in carico.

Non tutte, però, potranno avere lo stesso ruolo: ad esempio Vigone resterà Aft e non potrà diventare spoke, essendo già presente un hub nelle vicinanze.

Il nodo del personale

Sulla questione dei lavoratori sollevata nei giorni scorsi, La Valle chiarisce: «Il personale viene mantenuto ed eventualmente integrato. I contratti esistenti sono garantiti». Il nodo spunta per il fatto che le nuove Case di comunità nascono dentro il Servizio sanitario nazionale, mentre nelle Case della Salute convivono medici di famiglia, professionisti e, talvolta, immobili non di proprietà dell'Asl. Nel frattempo, questo pomeriggio, alle 15.00, l'inaugurazione ufficiale del presidio di Giaveno, già operativo.

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