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Università di Torino, scoperta incredibile: i bruchi "cantano" a ritmo per farsi curare dalle formiche

Uno studio internazionale rivela come i segnali vibroacustici siano la chiave per la sopravvivenza di alcune specie di farfalle

Università di Torino, scoperta incredibile: i bruchi "cantano" a ritmo per farsi curare dalle formiche

I ricercatori dell’Università di Torino, in collaborazione con i colleghi di Varsavia, hanno svelato un affascinante segreto del mondo naturale: la capacità di alcune specie di bruchi di comunicare ritmicamente con le formiche. La scoperta, pubblicata sulla rivista Annals of the New York Academy of Sciences, dimostra che i bruchi non si affidano solo al mimetismo chimico per integrarsi nelle colonie, ma utilizzano sofisticati segnali vibroacustici organizzati nel tempo.

Grazie a queste minuscole vibrazioni che si propagano attraverso le piante o le pareti dei nidi, i bruchi riescono ad attirare e placare le formiche. Una volta accettati, vengono trasportati all'interno dei nidi e protetti dai predatori, ricevendo un trattamento simile a quello dei membri della colonia. In cambio, le formiche ricevono secrezioni zuccherine. Lo studio evidenzia come le specie di bruchi più dipendenti da questa cooperazione producano pattern temporali complessi, paragonabili a vere e proprie strutture musicali con alternanza di battiti forti e deboli, molto simili a quelli emessi dalle formiche stesse.

Questa ricerca mette in discussione l'idea che il ritmo sia una capacità esclusiva dell'uomo o di animali con cervelli complessi come i primati. Al contrario, sembra essere una proprietà fondamentale della comunicazione animale. Come spiegato da Francesca Barbero, docente del Dipartimento di Scienze della Vita di Torino, in un ambiente buio e affollato come un formicaio, un ritmo preciso permette al segnale del bruco di emergere rispetto al rumore di fondo. Per questi insetti, "azzeccare" il tempo giusto può fare la differenza tra la vita e la morte.

Questa scoperta conferma l'eccellenza di UniTo nella ricerca internazionale. Secondo Chiara De Gregorio dell'Università di Varsavia, è estremamente entusiasmante osservare come anche minuscoli insetti si affidino a segnali ritmici finemente regolati. Lo studio dimostra che la cooperazione tra specie può essere modellata da linguaggi universali che, fino ad oggi, pensavamo appartenessero solo al mondo della musica umana.

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