Cerca

le testimonianze

Gli iraniani di Torino: «Il figlio dello scià è come Mattarella. Deve tornare»

Tra voglia di festeggiare e preoccupazioni per il futuro, il desiderio è il ritorno in patria del principe Pahlavi

Gli iraniani di Torino: «Il figlio dello scià è come Mattarella. Deve tornare»

Gli iraniani di Torino: «Il figlio dello scià è come Mattarella. Deve tornare»

Da Torino a Roma, passando per Milano e Trieste, centinaia e centinaia di iraniani, soprattutto ragazzi giovani, si sono dati appuntamento nelle piazze di tutta Italia. E nella città della Mole, il ritrovo è stato al parco del Valentino. Balli e canti, “storie” postate sui social dove veniva celebrato il termine di un’epoca oscura, con la fine di una tirannia iniziata con la Rivoluzione del 1979. Gli iraniani a Torino sono 4mila circa e ora per loro è il momento di festeggiare. Anche se il futuro è ancora un’incognita.

Un popolo in festa
Maryam Moeinvaziri ha 37 anni. La libertà e la democrazia, nel suo Paese, l’Iran, non le ha mai viste, perché quando è venuta al mondo il regime degli ayatollah era già al potere da anni. Per Maryam, a Torino dal 2015, tutto adesso sembra così strano. Le bombe americane e israeliane, la morte della Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, il suo popolo che scende in piazza a Teheran e nelle altre città a festeggiare. Tranne una sorella, tutti i parenti di Maryam Moeinvaziri, che è curda, vivono in Iran. «Adesso riesco finalmente a parlare con loro - rivela Maryam - ma un mese fa non riuscivo, perché non c’era internet in Iran. Com’è la situazione? Sono molto felici e lo sono anche io, ma ancora non stiamo capendo cos’è successo perché ritrovarsi all’improvviso senza un regime dopo 47 anni è senza dubbio strano». Sotto la Mole, Maryam ha studiato architettura, laureandosi al Politecnico. Era al parco del Valentino per festeggiare subito dopo la morte di Khamenei, e ieri è andata a un’altra manifestazione, a Milano. «Vedo la gente in strada in Iran che festeggia. E’ tutto così strano - dice - e un po’ di preoccupazione resta. Cosa vorrei adesso? Referendum, elezioni, e il ritorno del principe Reza Pahlavi».

Il principe Pahlavi è il figlio maggiore dell'ultimo scià Mohammad Reza Pahlavi e della sua terza moglie Farah Diba. Nel 1979 ha lasciato l’Iran, allo scoppio della Rivoluzione, e si trova negli Stati Uniti. «Vorrei che tornasse, e come me lo vogliono tanti altri iraniani che in questi giorni stanno scendendo in piazza. E’ una figura - così Maryam - che unisce la Nazione, è un po’ come il presidente Mattarella per l’Italia. L’Iran non è l’Iraq, la Siria o l’Afghanistan. Noi abbiamo un’identità democratica. E Pahlavi non sarebbe mai un dittatore. Anzi, sarebbe un “sorvegliante” in questa fase di transizione».

Chi spera nel ritorno del figlio dello scià è un altro iraniano che vive e lavora nel capoluogo piemontese: Mehram Sedeghat, 42 anni, titolare del ristorante St Concept Store di via Barbaroux, in pieno centro città. Tra un cliente e l’altro da servire ai tavoli, queste ore per Mehram sono più frenetiche che mai. «Ho un fratello in Iran, ha 44 anni, per fortuna sta bene - dice Mehram - perché gli attacchi sono concentrati verso uffici e sedi governative e militari, più che verso le abitazioni della popolazione. Ma la paura c’è. Ho detto a mio fratello: “Scappa, vai in Turchia”, ma lui non vuole andare via dall’Iran». Come altri iraniani sotto la Mole, anche Mehram Sedeghat vorrebbe il ritorno, a Teheran, del figlio dell’ultimo scià. «Certo che spero nel ritorno di Pahlavi, la gente lo vuole e sta scendendo in piazza per questo». In Italia, stando alle stime, vivono quasi 25mila cittadini iraniani (24.764 al 31 dicembre 2024, ultimo dato disponibile). Più della metà abita tra la Lombardia (circa 6mila cittadini iraniani), il Piemonte (4mila iraniani) e il Lazio (3mila). Se a Torino gli iraniani si sono dati appuntamento al Valentino, a Roma la location scelta era piazza San Giovanni in Laterano.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.