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20 Aprile 2026 - 06:48
Turisti in città
Le Olimpiadi invernali del 2006, l’Eurovision Song Contest del 2022, le Atp Fianls e, adesso, Torino capitale europea della cultura 2033. Sotto la Mole si respira ancora una volta l’aria dei grandi eventi internazionali dopo che, nel 2025, il capoluogo sabaudo ha ufficialmente presentato la propria candidatura per l’anno 2033 con «tutta l’intenzione di vincere», come specifica Agostino Riitano, manager culturale, autore e saggista, direttore della candidatura di TO33.

C’è lui dietro le quinte del successo di Matera 2019, per esempio, o di quello di Procida detentrice del titolo spin off di “capitale italiana della cultura”, con cui nel 2023 visse un vero e proprio “miracolo” economico e di visibilità. Lo stesso miracolo che adesso sogna anche Torino ambendo a un evento che potrebbe seriamente farla riemergere a livello internazionale, conferendole una nuova identità economica dopo il lento declino industriale.
«Lo faremo partendo dalla gente, dai quartieri dove stanno iniziando una serie di iniziative cui i cittadini saranno i veri protagonisti - continua - ed è solo l’inizio. Saremo presenti alla Festa di San Giovanni e in ogni strada della città».
Ma cosa significa diventare Capitale europea della cultura al di là del milione di euro che la Ue destina alla città scelta? «Significa essere per un anno intero al centro dell’attenzione europea per quanto riguarda la cultura, facendo vivere alla città e alle persone che la abitano, un’esperienza unica molto simile all’atmosfera legata a eventi quali Olimpiadi, Atp o Eurovision», continua Riitano.
E simile a quest’ultimo anche il regolamento che, in maniera molto democratica, la Ue ha modificato in modo che le città scelte seguano un turno. Ecco allora che dopo Matera 2019, l’Italia sarà di nuovo protagonista, insieme con una città dei Paesi Bassi, proprio nel 2033. Se Torino dovesse vincere la sua storia futura potrebbe cambiare.
Secondo gli studi statistici, infatti, la città detentrice del titolo genera introiti significativi, soprattutto grazie al boom turistico e alle attività correlate. Si parla di un aumento medio del 12 per cento negli arrivi turistici overnight rispetto all’anno precedente, con picchi del 25 per cento in casi come Liverpool 2008 o Sibiu 2007. Ricordando il fenomeno Matera, gli arrivi sono passati da circa 124.000 negli anni pre nomina a 296.000 post nomina, con presenze che hanno raggiunto 730.000 nel 2019. Questo boom ha quasi triplicato i flussi in cinque anni, con un aumento del 154 per cento dei pernottamenti rispetto alle città concorrenti. Per ogni euro speso da un turista culturale si sono attivati 1,85 euro nell’economia locale, contribuendo a 422 milioni sul Pil della Basilicata. Gli investimenti in cultura hanno generato un ritorno di 91 milioni da 49 milioni spesi.
Quali sono gli step che Torino dovrà affrontare e perché se ne parla già adesso?
«La candidatura è stata presentata nel 2025, lo stato dei lavori prevede che il dossier sia pronto entro la fine del 2026, sarà presentato nel 2027 e nel 2028 verrà comunicato il nome delle due città che saranno capitali della cultura europea del 2033. Il regolamento prevede che si viaggi con un anticipo di sette anni».
Ma Torino non sarà da sola a contendersi il titolo, tra i concorrenti è sbucata Siracusa, che ha da poco costituito una Fondazione ad hoc, e presto ci saranno anche Pesaro Urbino e Viterbo. Nomi che, però, a quanto pare sembrano non spaventare gli addetti ai lavori, ossia, la governance formata da Comune, Regione, Camera di Commercio, Città Metropolitana, Politecnico, Fondazione Crt e Fondazione Compagnia di San Paolo. «Il sistema Torino è accattivante, l’unico che si basa sul rapporto intrinseco fra pubblico e privato dal quale può nascere ancora molto».
COS'E'
La capitale europea della cultura è una città designata dall’Unione europea, che per il periodo di un anno ha la possibilità di mettere in mostra la sua vita e il suo sviluppo culturale. Il premio in denaro è di 1 milione di euro. Diverse città europee hanno sfruttato questo periodo per ravvivare il proprio panorama culturale e, facendo ciò, rilanciare la loro visibilità internazionale. Oulu e Trencín sono le due città detentrici del titolo per l’anno 2026. La prima si trova in Slovacchia, la seconda in Finlandia ed è considerata la città più felice del mondo. Concepito come un mezzo per avvicinare i vari cittadini europei, l’iniziativa “città europea della cultura” venne lanciata il 13 giugno 1985 dal Consiglio dei ministri su iniziativa di Melina Merkouri, che ricopriva l’incarico di Ministra della Cultura nel governo greco. Non a caso la prima città europea della cultura fu proprio Atene. Da allora l’iniziativa ha avuto sempre più successo e un crescente impatto culturale e socioeconomico per i numerosi visitatori che ha attratto nelle città scelte. Nel 1991 gli organizzatori delle differenti città europee della cultura crearono una rete che permettesse lo scambio e la diffusione delle informazioni, anche per gli organizzatori degli eventi futuri. Nel 1999 la “città europea della cultura” è stata ribattezzata “capitale europea della cultura”. Il Parlamento europeo e la decisione del Consiglio del 25 maggio 1999 integrano questo evento nel quadro comunitario e introducono una nuova procedura di selezione per le capitali del periodo 2005-2019. Questo venne fatto per evitare la feroce competizione per vincere il riconoscimento; ogni membro dell’Ue avrà l’opportunità di ospitare a turno la capitale. L’azione comunitaria a favore della manifestazione Capitale europea della cultura per gli anni dal 2007 al 2019 è stata aggiornata quanto alle modalità e alle procedure. Nella stessa decisione di fine 2006, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea pubblicarono l’ordine di presentazione delle designazioni a Capitale europea della cultura: fu stabilito che all’Italia sarebbe toccato nel 2019, insieme con la Bulgaria. A vincere il bando fu Matera che da allora ha visto cambiare la sua storia, in positivo ovviamente. Per un euro investito nelle produzioni Matera Capitale della Cultura, ne sono tornati circa 2 nella stessa filiera. Matera 2019 ha generato introiti turistici significativi grazie al titolo. La spesa dei turisti ha avuto un impatto sul Pil locale di oltre 224 milioni di euro.
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