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Tradizioni piemontesi
08 Marzo 2026 - 19:50
Quando pensiamo alla primavera, la mente corre subito a giornate tiepide, cieli azzurri e aria frizzante. Ma per le famiglie contadine delle Langhe, marzo segnava soprattutto l’inizio di un intenso lavoro nei campi: la stagione della semina e dei preparativi per i raccolti futuri.
Dopo mesi di neve e riposo invernale, le colline del Piemonte si animavano di uomini e donne intenti a potare le vigne, dissodare i terreni e concimare con letame, simbolo di fertilità e abbondanza. Ogni gesto era finalizzato a garantire scorte sufficienti per affrontare i mesi a venire, un perfetto esempio di resilienza rurale.
Nonostante la fatica, la primavera offriva i suoi frutti, più discreti di quelli estivi o autunnali, ma carichi di freschezza e sapore.
Asparagi (sparz): coltivati soprattutto nel Roero, sui terreni sabbiosi lungo il Tanaro, venivano cucinati lessi, in frittata o con tuma fresca in insalata.
Livertin: germogli di luppolo simili agli asparagi, raccolti tra rovi e alberi lungo il fiume. Tradizionalmente combinati con tarassaco per frittate, oggi sono ingredienti pregiati della cucina foraging.
Erbe spontanee e ricotta (urtija e seirass): ortiche, malva, cicoria e altre piante selvatiche erano protagoniste delle prime zuppe e frittelle, spesso accompagnate dalla ricotta della prima mungitura, quando le mucche e le pecore tornavano a pascolare l’erba nuova.
La creatività contadina si vedeva anche negli involtini di cavolo, i capunet: foglie ammollate e ripieni di carne, pane, ricotta o riso. Piatto economico ma ricco di gusto, i capunet erano chiamati scherzosamente pes-coj, “pesci-cavolo”, per la loro forma elegante in teglia.
Con l’arrivo di Pasqua, non poteva mancare il capretto, simbolo della festa e della tradizione religiosa, preparato dalle famiglie che possedevano almeno una capra.
Le macellazioni di fine inverno permettevano di gustare il fritto misto alla piemontese, composto originariamente da frattaglie e sanguinacci, oggi spesso sostituite da tagli più pregiati e verdure.
Non mancavano poi le rane, catturate dai ragazzini nei torrenti primaverili: impanate e fritte nello strutto, erano un’ulteriore fonte proteica e un piacere stagionale che completava la dieta contadina.
In ogni piatto, dalle erbe spontanee agli involtini di cavolo, dalla ricotta al fritto misto, la cucina della Langa racconta una storia di ingegno, adattamento e amore per la terra. La primavera, per i contadini, era la stagione della speranza e della preparazione, ma anche quella dei primi sapori nuovi che annunciavano l’abbondanza futura.
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