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Il caso
10 Marzo 2026 - 19:59
«Lo abbiamo ascoltato un po’ stupiti andare avanti a raccontare quanto di buono è stato fatto e come bene sta andando tutto, ma le cose non stanno così». Michele Schifone, segretario provinciale Faisa Cisal, federazione sindacale autoferrotranvieri, commenta così la seduta della scorsa settimana in commissione consiliare, quando l’amministratore delegato di Gtt Guido Mulé era stato audito dai consiglieri torinesi.
«Il trasporto pubblico cresce, diventa sempre più digitale e mette al centro il cittadino», aveva annunciato, sciorinando i numeri delle vendite e degli utenti in crescita: 300 milioni di passeggeri nel 2025 e biglietti per 113 milioni di euro. Ma anche più attenzione al personale: entro la fine 187 nuovi lavoratori assunti, mentre nei primi due mesi del 2026 già entrate in servizio 60 nuove persone. «Quando sono arrivato c’erano tra i 70 e gli 80 controllori totali su più di 11mila corse al giorno», aveva spiegato Mulé. Mentre oggi sono quasi il doppio (circa 120) tra interni, temporanei ed esterni.
Ma a ben vedere, l’ad avrebbe mancato di dire tante cose. «A partire dal clima teso, fatto di imposizioni e metodi “non consoni”», racconta il sindacalista.
Qualche esempio? Il caso delle vecchie batterie accumulate nelle aree di manovra di diversi magazzini (Tortona e Venaria) esponendo il personale a rischi per la propria incolumità e costringendo l’azienda a un successivo intervento d’urgenza dal costo elevato, pari a 15mila euro. «Le hanno rimosse “casualmente” 24 ore dopo l’interpellanza», spiega ancora Schifone, riferendosi all’istanza portata in Sala Rossa dal consigliere della Lega Giuseppe Catizone.
Un altro esempio, invece, era stata la segnalazione dell’Rsu viaggiante urbano, circa la «insostenibile e diffusa condizione dei servizi igienici». Ma anche «diritto al pasto negato. Il personale viene spremuto fino all’ultima goccia», continua il segretario. «C’è uno squilibrio sempre più evidente tra personale operativo e una struttura amministrativa e dirigenziale che continua ad ampliarsi», dice.
A completare il quadro, poi, incontri chiesti dai sindacati, che negli ultimi tempi i vertici della società partecipata avrebbero rifiutato. «Abbiamo avuto qualche confronto acceso con Mulé. A un certo punto mi ha pure bloccato dai contatti telefonici», insiste Schifone.
Tutti indizi che fanno pensare a una corsa verso la condotta antisindacale. L’ipotesi, è quella della proceduta di raffreddamento. Per l’azienda potrebbe, così, aprirsi una fase delicata, con il rischio di nuove tensioni sul fronte del servizio.
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