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Il dibattito

Conte al Mauto per il fronte del “No” Le Comunali? «Sui nomi nessun diktat»

L’incontro con Gustavo Zagrebelski ed Enrico Grosso porta a Torino il leader dei 5 Stelle

Conte al Mauto per il fronte del “No” Le Comunali? «Sui nomi nessun diktat»

Posti in piedi nell’Auditorium da circa 500 poltrone del Museo dell’Auto di Torino, per l’incontro che ieri pomeriggio ha visto l’arrivo del presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte nel capoluogo sabaudo. L’occasione ufficiale è discutere delle ragioni del “No” in vista del referendum della magistratura del prossimo 22 e 23 marzo, in un dibattito tenuto insieme al professore costituzionalista Gustavo Zagrebelsky e l’avvocato e presidente del comitato “Giusto dire No” Enrico Grosso. Quella ufficiosa serrare i ranghi ora che alle prossime elezioni Amministrative manca solo un anno e a Torino, dopo l’esperienza dell’ex sindaca Chiara Appendino, c’è chi sogna un ritorno dei pentastellati a Palazzo Civico.

“No ai diktat” In cravatta rosso rubino, Giuseppe Conte, alla domanda diretta sul veto posto qualche mese fa sul nome dell’attuale sindaco Stefano Lo Russo dalla sua ex vice Chiara Appendino - alla Festa dell’Unità - sceglie il «no comment». Un silenzio che non chiarisce se quel veto sia ancora sul tavolo o meno. Sul campo largo, però, l’apertura c’è. «Non è l’obiettivo primario andare da soli alle elezioni, non lo è mai stato», spiega il leader del Movimento 5 Stelle. Un segnale di disponibilità al dialogo con le altre forze progressiste, ma senza assegni in bianco. «Lavoreremo per un confronto con le forze progressiste – dice Conte – fermo restando che non siamo disponibili a farci imporre diktat, né sui programmi né sui candidati. C’è un dialogo da fare e speriamo, io per primo, che possa essere proficuo». Con o senza il Partito Democratico alle prossime comunali torinesi? Dipende, sembra lasciar intendere Conte, senza sbilanciarsi. Una posizione che sembra intercettare almeno in parte il malcontento espresso da alcuni esponenti pentastellati sotto la Mole: dal capogruppo in Comune Andrea Russi ai consiglieri regionali Sarah Disabato e Alberto Unia, più volte critici sull’ipotesi di un’alleanza automatica.

Riforma politica Sull’appuntamento elettorale più imminente, quello che vedrà gli italiani alle urne il prossimo 22 e 23 marzo, Conte prova a fugare ogni dubbio. Il referendum è politico. «Dire “qui non c'è nessuna politicizzazione” è un'espressione che non ha senso. Questa è una riforma che nasce da un disegno politico ben preciso», dice. Anzi, «nasce per ridisegnare l'equilibrio tra politica e magistratura», continua l’ex premier. Forse tronfio dell’ultimo sondaggio condotto da Eumetra, che all’11 marzo lo vede il leader di partito più “gradito” agli italiani (con il 38,8% di preferenze, rispetto alle 37,5% della premier Giorgia Meloni), Conte sembra così voler rimarcare che un’eventuale vittoria del fronte del “No” avrebbe eccome un significato sulla tenuta del Governo.

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