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Lancia Gamma, i 50 anni di una ribelle elegante (ma incompresa)

Dal debutto a Ginevra 1976 fino alla Coupé alla Nuova Gamma prodotta a Melfi

Lancia Gamma, 50 anni di una ribelle elegante che ha cambiato il lessico dell’ammiraglia italiana

Certe auto non si limitano a riempire pagine di cataloghi: riscrivono le regole. La Lancia Gamma è una di quelle. Presentata al Salone Internazionale di Ginevra nel marzo del 1976, debuttò in doppia veste – la berlina due volumi a coda tronca e la coupé firmata Pininfarina su disegno di Aldo Brovarone – proponendo una visione audace dell’ammiraglia italiana. Oggi, nel suo cinquantesimo anniversario, non è solo un ricordo da collezionisti: è una lente attraverso cui leggere il passato e intravedere il futuro del marchio torinese.


Lancia torna tra le grandi
Alla fine degli anni Sessanta Lancia entra nel gruppo Fiat e avvia un profondo rinnovamento di gamma. La Beta arriva nel 1972, ma l’obiettivo è più alto: tornare nel segmento delle ammiraglie, rimasto scoperto dopo la fine della Flaminia nel 1969. La risposta è la Gamma, vettura di vertice che conserva i tratti identitari del Brand: trazione anteriore, soluzioni ingegneristiche raffinate, un linguaggio stilistico distinto dalla concorrenza. È un’ammiraglia che sceglie il coraggio alla prudenza: produce circa 22.000 esemplari fino al 1984 e cede poi il testimone alla Lancia Thema, “auto blu” per eccellenza. Se allora non conquistò pienamente il mercato europeo, il tempo le ha reso giustizia: gli appassionati oggi la celebrano per originalità e ruolo nella Storia del Marchio.

Il cuore boxer
Quale motore per un’ammiraglia fuori dagli schemi? Sul tavolo passano ipotesi illustri: il V6 delle Flaminia (erede della gloriosa Aurelia), l’evoluzione del boxer della Flavia, persino il V6 delle Dino Ferrari e Fiat – poi destinato alla Stratos – che viene scartato. Lancia sceglie la via più impegnativa: un nuovo 4 cilindri boxer tutto in alluminio, parente solo nell’architettura del motore Flavia. Leggero e sofisticato, il 2,5 litri eroga 140 CV con un’erogazione “rotonda”, da vera ammiraglia. E quando la normativa italiana impone un’IVA penalizzante sopra i due litri, ecco l’unità da 1.999 cc e 120 CV: un compromesso intelligente che non snatura il progetto.



La berlina: eleganza fuori dagli schemi
In piena crisi energetica, la Gamma berlina dimostra che prestigio può fare rima con efficienza: Cx di 0,37, comfort di marcia curato, sicurezza come bussola progettuale. Il design, definito con Pininfarina, rifiuta la tradizione: un due volumi filante a coda tronca per un’ammiraglia? Sì, e con fierezza. Tre vetri laterali, ampio lunotto fisso molto inclinato, abitacolo luminoso e materiali scelti con cura “alla Lancia”. Bagagliaio generoso con originale “veneziana” sul proseguimento del lunotto, dotazioni da prima classe: tessuti di qualità, volante regolabile in altezza, quattro alzavetri elettrici, retrovisore esterno a regolazione elettrica. Un’interpretazione moderna dell’idea di rappresentanza.

La coupé: Pininfarina e la misura della Gran Turismo
Aldo Brovarone accorcia il passo e disegna una Gran Turismo due porte tre volumi dalle proporzioni misurate e dagli spigoli netti: parabrezza e lunotto quasi speculari, cofano lungo e basso, baule scolpito da due nervature inclinate per una linea originale e aerodinamica. I paraurti sono ampi e ben raccordati, in regola con le normative estere; tecnica fine la regolazione automatica dell’altezza dei fari. Ma è dentro che la Gamma Coupé sorprende: Piero Stroppa orchestra un “salotto viaggiante”, un living anni Settanta in cui product design, colori e materiali disegnano atmosfere calde e luminose. Un’eleganza tale da offuscare, talvolta, la sorella berlina. Curiosità rivelatrice dei tempi: pur presentata a Ginevra nel 1976, la coupé arriva in concessionaria oltre un anno dopo, lasciando spazio alla diffusione della quattro porte.

Gli anni Ottanta: arriva l'iniezione
Tra il 1978 e il 1979 arrivano interventi meccanici per l’affidabilità. Nel 1980 debutta la seconda serie: il 2,5 litri adotta l’iniezione elettronica Bosch L-Jetronic e nasce la Lancia Gamma 2.5 i.e., mentre il 2,5 a carburatore resta solo per l’esportazione. Cambiano la calandra – scudo orizzontale in linea con la tradizione del marchio – il paraurti anteriore per una migliore presa d’aria e i cerchi in lega, pronti per pneumatici ribassati. Dentro, plancia rivista (con orologio digitale apparso a fine prima serie), nuovo pomello e rivestimento della leva del cambio, sedili ridisegnati anche con tessuti firmati Ermenegildo Zegna, luci di cortesia temporizzate e luce di lettura orientabile. Anche la Coupé si aggiorna: il 2,5 è solo a iniezione e, volendo, con cambio automatico a quattro marce. La posizione di guida? Tra le migliori GT dell’epoca, per comfort e attitudine ai lunghi viaggi veloci.



I sogni dei carrozzieri torinesi
La Gamma diventa un telaio delle possibilità. Nel 1978 Pininfarina immagina la spider T-Roof: tetto apribile e asportabile ancorato a un robusto roll-bar centrale/posteriore. Alla fine del 1980, sempre Pininfarina, nasce la Scala: una sportiva tre volumi quattro porte, silhouette vicina alla coupé ma con l’abitabilità della berlina due volumi. C’è poi la Olgiata, station ante-litteram: portellone, solo due porte laterali, spoiler che raccorda tetto e coda. L’Italdesign di Giorgetto Giugiaro, nel 1978, firma la Megagamma: carrozzeria rialzata e volumi squadrati, eco di un progetto di due anni prima per i taxi di New York. E il Centro Stile Lancia, nel 1980, propone la Gamma 3V, ulteriore interpretazione a tre volumi: l’esemplare, in perfette condizioni, è oggi all’Heritage Hub Stellantis di Torino. E se tutto questo vi sembra un caleidoscopio, è perché la Gamma lo fu davvero: una piattaforma di idee prima ancora che un modello.

Un'eredità che parla al presente
Cinquant’anni dopo, la Gamma resta riferimento stilistico per Lancia. Non è un caso che la Gamma Coupé sia una delle nove icone alla base della nuova era del marchio, insieme ad Aurelia, Flaminia, Fulvia, Beta HPE, Gamma, Delta, Stratos e 037: vetture diverse, alcune figlie di un’eleganza armoniosa, altre di un linguaggio più radicale ed essenziale, tutte accomunate da un’idea di design italiano capace di attraversare il tempo. E oggi quel nome ritorna: Nuova Gamma, in produzione nello stabilimento di Melfi. L’obiettivo? Tradurre in chiave contemporanea i valori storici di Lancia – eleganza, innovazione, comfort – e dimostrare che un’ammiraglia può ancora sorprendere. D’altronde, la domanda è la stessa del 1976: perché seguire gli altri, quando si può indicare la strada?

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