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Rapine con coltelli e spray al Valentino e al Sambuy: presa la banda che terrorizzava Torino

L'operazione condotta dai "Falchi" della Squadra mobile. Le "imprese" criminali ostentate sui social dagli arrestati

Uno degli arrestati

Uno degli arrestati

Rapinavano le vittime e ostentavano le "imprese" sui social. Arrestati i membri di una banda responsabile di tre violente rapine e di aver seminato il panico negli ultimi mesi tra il centro di Torino e le zone della movida, con quattro persone tratte in arresto. L'indagine è ad opera dei “Falchi” della Squadra mobile, che nei giorni scorsi hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di due egiziani ritenuti responsabili, a vario titolo, di una serie di violente rapine commesse nel capoluogo. Un terzo provvedimento cautelare è stato notificato a un altro egiziano, il leader della banda, già in carcere per fatti analoghi.

L’operazione è l’atto conclusivo di un’articolata attività investigativa condotta dalla Mobile sotto il coordinamento della procura, che aveva già portato all’esecuzione di ulteriori custodie cautelari in carcere nei confronti dei giovani individuati come membri del gruppo criminale responsabile delle aggressioni. Le indagini hanno permesso di ricostruire tre distinte rapine, due commesse all’interno del giardino Sambuy di piazza Carlo Felice e la terza al Valentino. Tutte accomunate da un modus operandi particolarmente aggressivo. Le vittime venivano avvicinate in strada e colte di sorpresa: i rapinatori, in gruppo, usavano coltelli per minacciare e intimidire e spray urticante per accecare le persone aggredite, così da impedire qualsiasi reazione e assicurarsi la fuga dopo aver strappato dal collo le collane d’oro.

A incastrare i rapinatori, anche i socialDeterminante ai fini dell’identificazione è stato il lavoro investigativo della Squadra Mobile non solo attraverso l’analisi dei sistemi di videosorveglianza, ma anche analizzando i profili su internet della banda. Alcuni dei giovani indagati erano particolarmente attivi sui social network, piattaforme sulle quali ostentavano atteggiamenti di sfida e di esibizione delle proprie “imprese” criminaliLe indagini hanno consentito di chiudere definitivamente il cerchio su un gruppo di giovani responsabili di gravi azioni predatorie che avevano destato forte allarme sociale, assicurando alla giustizia tutti i soggetti coinvolti nei fatti. 

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