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Auto, la marea cinese sale: allarme e numeri dal forum di Torino

AlixPartners: cinesi al 13% in Europa entro il 2030. Il nodo delle fabbriche e la strategia di Stellantis

Auto, la marea cinese sale: allarme e numeri dal forum di Torino

Sembra un’onda lunga che cresce silenziosa e costante. Ma i numeri dicono che il rumore, ormai, è forte e chiaro: a Torino, il 24 marzo 2026 alle 10:15, AlixPartners ha messo nero su bianco la traiettoria dell’automotive europeo. I produttori cinesi guadagnano terreno, e lo faranno ancora: entro il 2030, 0,8 milioni di veicoli in più e una quota che dal 9% salirà al 13%. Davvero possiamo ancora permetterci di aspettare?



I numeri di AlixPartners
Il quadro delineato è netto: l’Europa affronta volumi stagnanti e una sovraccapacità produttiva destinata a intensificarsi, anche per la progressiva localizzazione dei costruttori cinesi nel continente. È in questo contesto che AlixPartners prevede un aumento di 0,8 milioni di immatricolazioni cinesi entro il 2030, con la quota di mercato in Europa che salirà dal 9% al 13%. Non un’ipotesi, ma una tendenza già in atto.

Italia, dove la breccia è già aperta
Il termometro nazionale registra la febbre prima di altri. In Italia, spiega AlixPartners, la quota dei brand cinesi è passata dal 3% nel 2024 al 6% nel 2025, fino al 7% nell’ultimo trimestre, trainata da BYD, Chery e Leapmotor (che è partecipata da Stellantis, giova ricordarlo). È un indizio o una prova? Guardando la curva, sembra più la seconda.



L’evento di Torino
I dati sono stati presentati all’evento “Automotive 2026, la svolta è adesso. Non c’è più tempo!”, promosso da ForumAutomotive, il movimento di opinione sulla mobilità a motore ideato dal giornalista Pierluigi Bonora. Al centro del confronto: le criticità del mercato nazionale ed europeo, l'avanzata dei marchi cinesi, l'impatto della crisi sull'occupazione e le ultime evoluzioni del "pacchetto auto" della Commissione UE. Che si traduce in un messaggio - l'ennesimo - a Bruxelles: non c'è più tempo, serve una svolta, adesso.



La competizione che cambia la filiera
La pressione competitiva, evidenzia AlixPartners, non riguarda soltanto i costruttori europei: tocca l’intera filiera. Lo sintetizza Emanuele Cordone di AlixPartners: "Il quadro per l'industria occidentale resta particolarmente sfidante: nel contesto attuale di volumi stagnanti e sovraccapacità, i produttori cinesi guadagnano quote di mercato a discapito dei costruttori europei e la filiera sarà messa sotto pressione anche dall'arrivo dei fornitori cinesi abituati a operare con strutture molto snelle, focalizzate su rapidità ed efficienza e facendo leva sull'intelligenza artificiale, in risposta alla forte pressione sui prezzi cui sono abituati in Cina". Tradotto: velocità, costi e uso dell’AI sono il nuovo terreno di gioco.

Bruxelles al bivio
Il riferimento alla Commissione Ue non è casuale. Regole, incentivi, tempistiche: il “pacchetto auto” pesa su scelte industriali e occupazione. La richiesta emersa a Torino è di accelerare e dare certezze, perché la concorrenza non aspetta. L’Europa può ancora decidere il copione, ma il tempo delle prove generali è finito.

Che cosa c'è in gioco
Oltre alle quote e ai grafici, c’è una questione di tenuta industriale e sociale. La sovraccapacità che si incrocia con impianti non saturi e margini compressi è una morsa che stringe. Senza un salto di produttività e di visione, la partita rischia di essere giocata altrove. La domanda è semplice: vogliamo inseguire, resistere o tornare a dettare il passo?

E c'è sul tavolo una carta che il forum, forse, non sta considerando: gli stabilimenti dei costruttori europei stanno lavorando al di sotto della loro capacità; quella di Stellantis per esempio è attorno al 50%; da qui il piano, con interlocuzioni in corso, del ceo Antonio Filosa per aprire gli stabilimenti a nuovi partner cinesi, per "occupare" le linee. E, magari, cedere qualche quota se non addirittura dei brand: Maserati e Alfa Romeo come indiziati numero uno.

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