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Automotive
16 Marzo 2026 - 10:50
Le fabbriche europee di Stellantis stanno lavorando ben al di sotto del loro potenziale e il gruppo si trova oggi a gestire una delle più grandi sovracapacità produttive del settore automobilistico nel continente. Secondo un’analisi della società di consulenza AlixPartners citata da Bloomberg, il gruppo guidato da Antonio Filosa dispone in Europa di circa 6,5 milioni di veicoli di capacità produttiva annua, ma gli impianti sono utilizzati mediamente solo al 46%.
Questo significa che circa 3,5 milioni di auto di capacità restano inutilizzate. Il dato segna un grande calo rispetto al passato: nel 2017 il livello medio di utilizzo degli stabilimenti europei era vicino al 71%, mentre oggi si colloca stabilmente nella fascia di metà del 40%. Il problema riguarda numerosi siti industriali del gruppo. Secondo l’analisi di AlixPartners, Stellantis gestisce 24 stabilimenti in Europa e ben 14 operano sotto il 50% della capacità. Tra i casi più emblematici c’è lo storico stabilimento di Mirafiori a Torino. Secondo i dati della società di ricerca Just Auto, nel 2025 l’impianto ha lavorato a meno di un terzo della capacità potenziale. Per Mirafiori il gruppo punta però a un rilancio già dal 2026. Il piano prevede, grazie all’avvio della produzione della nuova Fiat 500 ibrida, affiancata alla versione elettrica, raggiungere un obiettivo complessivo di circa 130 mila vetture all’anno.
Anche altri siti italiani non vivono condizioni migliori. Lo stabilimento di Pomigliano d’Arco, che ha una capacità teorica di circa 280 mila vetture l’anno, ha prodotto meno di un terzo di quel volume. Situazione simile anche in Francia, dove gli impianti Stellantis di Mulhouse e Poissy operano intorno alla metà del loro potenziale. «La sovraccapacità in Europa - soprattutto per Stellantis - è difficile da sostenere nel medio termine», ha spiegato a Bloomberg Dario Duse, country leader per l’Italia di AlixPartners. «La soluzione ideale sarebbe aumentare vendite e produzione, ma è complicato in un mercato stagnante e segnato da incertezza normativa e geopolitica».
La questione non riguarda soltanto Stellantis ma l’intero settore automobilistico europeo. Anche il gruppo Volkswagen si trova ad affrontare una situazione simile. Nel 2024 il costruttore tedesco aveva ipotizzato la chiusura di tre stabilimenti in Germania, progetto poi ridimensionato dopo forti proteste sindacali. L’accordo finale prevede comunque circa 35 mila tagli di posti di lavoro entro il 2030 nel marchio principale. Nel frattempo il gruppo ha già chiuso uno stabilimento Audi nei pressi di Bruxelles, una decisione storica: è stata la prima volta che Volkswagen ha cessato l’attività di un sito produttivo automobilistico in Europa.
Per Stellantis una delle possibili vie d’uscita potrebbe arrivare da nuove partnership industriali. Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, il gruppo starebbe valutando la possibilità di aprire i propri stabilimenti europei ai costruttori cinesi. Tra i nomi con cui sarebbero stati avviati contatti figurano XPeng e Xiaomi. L’ipotesi è quella di accordi che prevedano investimenti nelle fabbriche europee in difficoltà e l’utilizzo della capacità produttiva inutilizzata. Una soluzione che permetterebbe alle case automobilistiche cinesi, sempre più interessate al mercato europeo, di produrre direttamente nel continente e aggirare almeno in parte dazi e barriere commerciali. Allo stesso tempo, l’operazione aiuterebbe Stellantis a riempire le linee produttive oggi sottoutilizzate.
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