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La crisi dell'ex Fiat
11 Marzo 2026 - 17:00
Centoventuno lavoratori fuori da Mirafiori. È la decisione di Stellantis, che ha prospettato il piano ai sindacati nella giornata di oggi, mercoledì 11 marzo. Ma la Fiom Cgil ha rifiutato di firmare l'accordo. Ecco i dettagli.
Il piano di Stellantis riguarda 121 lavoratori tra cui quelli definiti "ex mascherine", che sono una cinquantina: gli altri sono 13 delle Presse, 12 della Costruzioni Stampi, 5 di Mould & Shop e 41 dell'ex Pcma di San Benigno Canavese. Si tratta di uscite incentivate, come quelle portate avanti nei mesi scorso, sotto la gestione Tavares.
Dai sindacati, però, è stata avanzata una controproposta alla direzione del Gruppo. Ossia quella di una stabilizzazione a tempo intederminato dei giovani neoassunti, parte di quei 400 lavoratori in somministrazione (al momento ne sono entrati 90) annunciati, mesi fa, dal ceo Antonio Filosa. L'idea era di una stabilizzazione di giovani in numero pari alle uscite.
Risposta negativa, però, comunica la Fiom Cgil, che per questo motivo ha deciso di non firmare il l'accordo. "L'avevamo chiesto, visto l'avvio della produzione della Fiat 500 Ibrida, accompagnata dalle roboanti dichiarazioni del presidente John Elkann e dal ceo Antonio Filosa - spiega Gianni Mannori, responsabile Fiom per Mirafiori -. Non possiamo nascondere la delusione per l'ennesima occasione mancata da Stellantis per dimostrare realmente il suo interesse per il prosieguo e lo sviluppo produttivo nel nostro territorio". "Se a un numero di possibili uscite incentivate fosse stato messo sul piatto un numero pari di stabilizzazioni di giovani precari neoassunti - prosegue Mannori -, l'azienda avrebbe dimostrato concretamente di dar seguito alle proprie dichiarazioni, invece ancora una volta conferma che le parole resteranno parole, tenuto anche conto che non si vede all'orizzonte l'assegnazione di un altro modello che per Mirafiori è vitale per la sua esistenza".
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