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Economia & Famiglie

Energia, in Piemonte stangata per 1,3 miliardi (e non è ancora il peggio)

Lo studio Cgia di Mestre: nel 2026 rincari per 15,2 miliardi in Italia; Piemonte a 1,311, imprese 9,8, famiglie 5,4

Energia cara, l’Italia paga 15,2 miliardi: il Piemonte tra i più esposti

Basta una scintilla in Ucraina o un nuovo fronte aperto in Medio Oriente perché il motore energetico europeo torni a singhiozzare. Ed è l’Italia, ancora una volta, a fare i conti con un copione fin troppo noto: quando l’energia rincara, il conto più salato arriva ai territori che producono di più. Quanto può reggere il nostro sistema se ogni crisi geopolitica si traduce, con matematica puntualità, in fatture più pesanti per imprese e famiglie? Fatture con aumenti per oltre un miliardo solo in Piemonte.

È l’ultimo studio dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre a mettere i numeri in fila: nel 2026 l’aumento complessivo delle bollette per famiglie e imprese sarà di 15,2 miliardi di euro. Un “salasso” che certifica una fragilità strutturale del sistema energetico europeo, emersa con l’Ucraina e riaccesa oggi con il Medio Oriente. Il risultato? L’Italia continua a scaricare il peso maggiore sui distretti più produttivi.

La spesa energetica italiana volerà oltre 129 miliardi di euro, in crescita del 13,4% rispetto all’anno precedente. La distribuzione dell’impatto è inequivocabile: circa 9,8 miliardi di maggiori costi cadranno sulle imprese, 5,4 miliardi sulle famiglie. Quasi due terzi del rincaro, dunque, peseranno sul sistema produttivo. Non è solo potere d’acquisto eroso: è un moltiplicatore negativo che frena investimenti, competitività e occupazione.

La geografia segue la densità produttiva. La Lombardia guida la classifica con oltre 3,4 miliardi di rincari, seguita da Veneto ed Emilia-Romagna, entrambe attorno a 1,7 miliardi. Subito dopo arriva il Piemonte con 1,311 miliardi, davanti a Toscana e Lazio. Nel complesso, il Nord-Ovest supera i 5 miliardi di aumento e il Nord-Est va oltre i 4 miliardi. Dove si produce di più si consuma più energia, e l’aumento dei prezzi colpisce più forte: una regola semplice, ma spietata.

Nel Piemonte, i 1,311 miliardi di rincari si dividono tra 879 milioni a carico delle imprese e 432 milioni per le famiglie. La regione resta fortemente manifatturiera (ed energivora, basti pensare al settore automotive o all’aerospace): per questo lo shock energetico non è solo un costo esterno, ma entra nelle pieghe delle filiere, nei margini aziendali, nelle scelte di investimento. Nel 2026 la spesa energetica delle imprese piemontesi supererà i 7,3 miliardi di euro, con un incremento del 13,7%. Il punto non è la percentuale — in linea con il dato nazionale — ma la capacità di assorbimento: in un tessuto meno diversificato e meno capitalizzato, ogni euro in più in bolletta diventa un euro in meno per innovazione e crescita. È qui che il dato quantitativo diventa rischio qualitativo.

Le aziende italiane vedranno la spesa energetica crescere oltre 82 miliardi (+13,5%): è un costo di produzione che taglia i margini e può innescare rincari a valle. Le famiglie arriveranno a 46,4 miliardi: la spesa disponibile si comprime, i consumi rallentano. Due dinamiche diverse, un esito comune: l’economia reale perde velocità. E il Piemonte, con la sua vocazione industriale, avverte più di altri la tensione sul filo dei conti.

La Cgia ricorda che la situazione attuale non è paragonabile al picco del 2022, quando i prezzi toccarono livelli record. Ma le ultime settimane mostrano quanto il sistema resti vulnerabile: basta un nuovo picco di tensione internazionale perché la curva dei prezzi torni a impennarsi. L’Unione Europea e il governo italiano potrebbero essere chiamati a misure più incisive di contenimento, nel caso italiano anche al di là del congelamento delle accise (vanificato da aumenti dovuti a rincari industriali, appunto). Perché la questione energetica non è più un’emergenza: è una variabile strutturale del nostro sviluppo.

Domanda retorica, ma inevitabile: ha senso che le aree più produttive — dal Nord-Ovest al Nord-Est, dal Piemonte alla Lombardia, fino a Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio — continuino a reggere il peso maggiore a ogni crisi? Se l’energia è la benzina del sistema, non possiamo permetterci un serbatoio che si svuota proprio quando serve accelerare. Il dossier energetico è ormai parte integrante della politica industriale: senza un’architettura stabile, ogni scossa geopolitica rischia di tradursi in un freno a mano tirato sulla crescita.

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