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La sanità
29 Marzo 2026 - 05:15
Astanteria, cantiere nel vivo
La rete della sanità territoriale avanza, ma resta in salita. Il monitoraggio dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) fotografa un sistema ancora incompleto.
Sono 781 le Case di Comunità, strutture per una sanità pubblica di prossimità, pensate per portare i servizi più vicino ai cittadini (senza passare sempre dall’ospedale) attive in tutta Italia, a fronte delle 1.715 strutture complessive.
Numeri che per il Piemonte corrispondono a 5 pienamente operative su 96 previste e un solo Ospedale di comunità attivo su 30 (quello di via Botticelli 130). Fanno eccezione le Centrali operative territoriali, tutte realizzate.
Dei 96 complessivi, poi, 36 sono quelli con almeno un servizio attivo; 14 con presenza medica ma non infermieristica, mentre in altre 10 è il contrario e in 9 ci sono tutti i servizi medici obbligatori, ma nessuna presenza né di medici né di infermieri.
Insomma, un vero e proprio rebus, alla fine della fiera, capire dove è possibile fare cosa (menomale che il Cup intelligente - quando pronto - ce lo dirà).
Una situazione che mette ulteriore pressione alla Regione, per la quale il 2026 vuole essere «l’anno dell’edilizia sanitaria», alle prese con le scadenze del Pnrr e con il rischio di perdere risorse.
Perché se da un lato i cantieri procedono - come nel caso della Torino Nord - , dove nuove strutture stanno prendendo forma anche nella Circoscrizione 6 - dall’altro resta il nodo più critico: il personale.
Nel quadrante nord-est del capoluogo, infatti, sono tre le Case di comunità previste: quella di via Botticelli, già attiva, e quelle di Borgo Ticino e via Montanaro, in fase di completamento. «Le tempistiche stanno proseguendo nei tempi previsti», assicura la direzione del distretto. L’obiettivo dichiarato è rendere operative le strutture entro fine aprile (resta, però, da capire con l’offerta di quali servizi).
Più complessa, però, la partita su medici e infermieri. La difficoltà nel reclutamento rischia di rallentare l’avvio dei servizi, nonostante le strutture siano pronte. Un problema non solo locale, come ricorda la Fimmg, che chiede accordi regionali chiari per coinvolgere i medici di base.
La Regione, ora, prova a correre ai ripari, valutando anche l’utilizzo temporaneo di strutture esistenti per anticipare l’attivazione dei servizi. L’obiettivo resta quello di costruire una rete di prossimità capace di alleggerire gli ospedali e garantire una presa in carico più vicina ai cittadini. Ma il tempo stringe.
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