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Quattro ruote

Quei bolidi inglesi che Enzo Ferrari odiava: una mostra con le più famose scuderie britanniche

Lotus Cars, March Engineering, Brabham, Tyrrell Racing, McLaren in esposizione a Torino dal 2 aprile

“I nemici del Drake. Enzo Ferrari e le scuderie inglesi”

“I nemici del Drake. Enzo Ferrari e le scuderie inglesi”

Enzo Ferrari li chiamava, in modo un po’ sprezzante e denigratorio, i “garagisti inglesi”. Erano le sette sorelle del motorsport britannico: Lotus Cars, March Engineering, Brabham, Tyrrell Racing, McLaren.

Garagisti” o anche “assemblatori” li definiva, perché le loro vetture, che nascevano in piccoli atelier tecnici, non erano costruite, come succedeva a Maranello, ma assemblate. Del resto, sosteneva, «qual è la differenza tra una Ferrari e un’altra auto da corsa di un diverso costruttore? Che la mia si chiama Ferrari». Peccato che questi assemblatori d’oltremanica causarono al Drake, così gli inglesi chiamavano Enzo Ferrari dal nome del pirata Francis Drake, non pochi dispiaceri – ne è un esempio la Lotus con le sue sette vittorie ai Mondiali Costruttori –, tanto che fu costretto a dichiarare: «Devo ammettere che i garagisti le auto cominciano a saperle assemblare».

Questa storia di sfide, di rivalità sportive, di innovazione viene ora raccontata nella mostra curata da Carlo Cavicchi e Mario Donnini con Maurizio Cilli intitolata “I nemici del Drake. Enzo Ferrari e le scuderie inglesi”. Si aprirà giovedì prossimo, il 2 aprile, al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, la più grande e completa rassegna dedicata alle scuderie britanniche che tra gli anni Sessanta e Ottanta hanno sfidato la Ferrari (rimarrà allestita fino all’11 ottobre prossimo).

Ventitre monoposto, vetture-simbolo appartenenti alle squadre delle “sette sorelle” e vetture di altri costruttori, Arrows, Shadow, Theodore e Surtees, evocano, sugli oltre 2 mila metriquadri espositivi del piano terra del Museo, il periodo più bello della Formula 1, quello che vide lo scontro di due opposte civiltà: quella del Drake con il culto della potenza e quella dei “garagisti”, che con pochi mezzi, molto ingegno e soluzioni tecniche — motore posteriore, 4 ruote motrici, monoscocca, motore portante, ali altissime, turbina, effetto suolo, minigonne, martinetti, doppi telai —, frustrarono le ambizioni del fondatore della casa automobilistica di Maranello.

Non solo auto: in mostra anche documenti storici, fotografie, memorabilia e materiali d’archivio, il tutto inserito in un allestimento immersivo che ricostruisce le atmosfere della Swinging London dell’epoca.

Ad affiancare la rassegna una selezione di fotografie, esposte nella Project Room, di Rainer W. Schlegelmilch, uno dei più grandi fotografi della Formula 1. Inoltre, un public program fatto di conversazioni, presentazioni editoriali, proiezioni e incontri con piloti, giornalisti e progettisti (tutti appuntamenti gratuiti) offrirà al pubblico un’occasione di approfondimento sul tema e la possibilità di incontrare i grandi protagonisti dell’epoca.

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