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Il Borghese
29 Marzo 2026 - 05:50
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Il conto è salato: oltre 15 miliardi di euro di aumenti in bolletta per luce e gas. Al Piemonte toccano 1,3 miliardi. E si tratta di aumenti sia per le famiglie sia per le imprese. Con la differenza che queste ultime scaricheranno i costi industriali maggiorati sul prodotto, che diventerà più caro per le famiglie.
È la bolletta europea, di quella Europa che (non) decide, mentre gli Stati più esposti, come l’Italia, pagano il conto. Questo perché il Vecchio Continente è dannatamente dipendente dalle risorse energetiche che ci legano a Stati Uniti, Medio Oriente e anche alla Russia. E l’Italia, per parte sua, ancor di più a causa di carenze strutturali che ne hanno sempre bloccato la transizione energetica, intestata come efficienza e approvvigionamento, non certo viaggiare su auto elettrica.
E proprio l’auto elettrica è un po’ il simbolo della schizofrenia europea: ok alla transizione affossando i motori endotermici a favore dell’elettrico, tutto per il Green Deal, ma cosa si fa per la produzione dell’energia elettrica, necessaria a questa mobilità?
L’Italia - per esempio - non ha il nucleare e non può convertirvisi in tempi brevi, neppure se si superassero le storiche opposizioni di certa parte politica. Ha centrali a combustibili fossili che non può permettersi di dismettere. Ha la facoltà di intervenire sulle accise, come è avvenuto con il congelamento per la crisi di Hormuz, ma le speculazioni e gli aumenti del costo industriale - ossia quello di produzione dei carburanti - sono a monte.
Siamo ancora in balia della mancanza di vere politiche industriali europee, così come di quelle energetiche. E diventiamo un soggetto fragile, esposto a ogni minima crisi geopolitica: dall’Ucraina - dove di fatto si è incapaci di azioni diplomatiche per l’armistizio - a Hormuz, dove non ci si vuole esporre con gli USA, ma neppure si tenta qualcosa per sbloccare il passaggio di risorse necessarie. Una Europa eternamente indecisa e sospesa, disunita. E presa di sorpresa.
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