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Economia & Territorio
31 Marzo 2026 - 08:30
Non basta più contare i litri: per Inalpi il futuro si misura nella qualità delle proteine. In un’arena di Torino, nel cuore di Santa Rita, che porta il nome del suo principale sponsor, il marchio cuneese nato a Moretta ha svelato la sua nuova architettura: Inalpi holding. Una scelta che suona come un cambio di passo. Può una filiera lattiero-casearia trasformarsi in piattaforma capace di fare innovazione nutrizionale? L’ambizione è questa: integrare industria, ricerca e nutrizione per spingere il settore del latte a un livello superiore.
I TRE DRIVER DI CRESCITA SECONDO AMBROGIO INVERNIZZI
“i driver di crescita sono tre e sono molto chiari”, sottolinea il presidente della holding, Ambrogio Invernizzi. Il primo è la qualità della proteina: “nei prossimi anni non farà la differenza quanta proteina produciamo, ma che tipo di proteina”. Il secondo è la nutrizione funzionale: “il cibo non è più solo alimento, ma supporto della salute e del benessere”. Il terzo è la filiera integrata e sostenibile: “non solo un tema ambientale, ma un fattore competitivo: controllo, tracciabilità, qualità”. In altre parole, non più solo latte: una catena di valore che va dalla stalla al laboratorio, fino alla salute delle persone.
LA BUSSOLA SCIENTIFICA: DEBORA FINO E IL POLITECNICO DI TORINO
A presidiare il salto di qualità arriva un comitato scientifico guidato da Debora Fino, docente del Politecnico di Torino. “oggi più che mai è necessario un approccio multidisciplinare che consenta di trasformare la conoscenza scientifica in soluzioni concrete”, spiega Fino. È la cerniera tra ricerca accademica e impresa: senza quel raccordo, l’innovazione resta sulla carta.
NASCE APPLI: LA VOCE DELLE PROTEINE DEL LATTE
Muove i primi passi Appli, l’associazione che riunisce i produttori di proteine del latte. “vogliamo dare voce e visione a un settore strategico per la nazione — dice Invernizzi —. le proteine del latte non sono solo un prodotto agricolo, ma una leva industriale e nutrizionale”. Un segnale politico-industriale: fare massa critica su un asset tecnologico e nutrizionale che può proiettare l’Italia oltre il perimetro del food tradizionale.
I NUMERI E LA TRAIETTORIA AL 2030
Le cifre fissano la cornice: - Fatturato: circa 300 milioni di euro nel 2025. - Investimenti: 25 milioni nell’ultimo ciclo. - Dipendenti: 400. - Obiettivi: 100 milioni di investimenti entro il 2030 e fatturato a 500 milioni. È un salto dimensionale che chiede governance, capitale umano e una catena di fornitura capace di reggere ritmi e standard più elevati. La domanda è semplice: il mercato premierà chi abbina sostenibilità verificabile, tracciabilità e ricerca nutrizionale? Se la rotta sarà mantenuta, la risposta tende al sì.
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