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Il fatto

L‘onda lunga del caso le “5 Forchette”, Chiorino, la resa: «Lascio a testa alta»

Ieri sera le dimissioni dell’assessore regionale al Lavoro e all’Istruzione: «Non accetto strumentalizzazioni»

chiorino instagram

Foto @elenachiorino Instagram

Ha retto poco meno di una settimana la maglia. Poi si è rotta. «Sono una persona perbene e non accetto strumentalizzazioni. Lascio a testa alta». Questa la sintesi della nota con cui, nel tardo pomeriggio di ieri, l’ex vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino ha annunciato la resa, “completando” le sue dimissioni.

Il “finto” passo indietro

Sarà comunque una giornata di tensione, quella che si prospetta oggi, per l’attesa delle comunicazioni ufficiali (opportunamente evitate dal presidente Alberto Cirio la scorsa settimana, forse in attesa di una riorganizzazione interna) sulla vicenda “Bisteccherie d’Italia”, che aveva trascinato Chiorino, insieme all’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e al consigliere regionale Davide Zappalà, al centro della bufera mediatica. Non si placavano le polemiche per quelle «beffarde» dimissioni, definite dalle opposizioni ora «mezze», ora «una farsa», dell’ex vicepresidente Chiorino, la quale, in un primo momento, aveva annunciato il passo indietro solo dalla vicepresidenza, ma non dalle sue deleghe. E l’ex numero due di Cirio, incalzata dalla mozione di sfiducia da parte delle opposizioni, in discussione oggi, ha scelto di giocare d’anticipo.

I guai della bisteccheria

In principio era la società costituita nel dicembre del 2024 a Biella dai Fratelli d’Italia Delmastro, Chiorino e Zappalà, che avrebbero avuto quote - per un totale del 50% - insieme a Miram Caroccia, figlia diciottenne di Mauro, prestanome del clan mafioso dei Senese e condannato a 4 anni in via definitiva per intestazione fittizia di beni con aggravante mafiosa. Le quote dei Fratelli d’Italia sarebbero state poi cedute a Caroccia lo scorso marzo, «nel momento stesso in cui siamo venuti a conoscenza della posizione relativa al padre della giovane ex, incensurata», aveva dichiarato Chiorino all’indomani dello scoppio della bufera mediatica e politica. Poi il passo indietro parziale, - dopo l’ammenda e le dimissioni di Delmastro - e le polemiche senza tregua per quella che la stessa premier Meloni aveva definito una «leggerezza».

Vento di accuse

Da Roma è infatti arrivata ieri la notifica dell’apertura di un’indagine dalla Procura di Roma nei confronti di Mauro e Miriam Carroccia per presunto trasferimento e reinvestimento nella srl dei proventi delle attività illecite del clan di stampo camorristico. E non si esclude che pure la Procura torinese possa chiedere di approfondire la vicenda. Secondo le accuse, così, la società di cui Delmastro e Chiorino detenevano quote, costituiva uno strumento di riciclaggio del denaro sporco dei Senese. Fatto che pur riguardando «terze persone, e non la sottoscritta», tuona Chiorino, è stato determinante nel far saltare la sua poltrona. A questo si aggiunge, poi, un nuovo «presunto scoop», dice. Quello che vedrebbe la nomina (praticamente certa, essendo l’unica domanda pervenuta) di Marco Gardiolo a membro del Cda della Fondazione Special Olympics, eletto consigliere comunale di Ponderano nel 2019 con la stessa lista in cui Chiorino è stata eletta sindaca nel 2014. Una nomina «con emolumenti zero», precisa lei, ma che comunque avrebbe alimentato lo «sciacallaggio» nei suoi confronti.

Verso il rimpasto?

Sarà lo stesso Cirio ad assumere, ad interim, le deleghe di Chiorino, in attesa del da farsi. «Su Elena non ci sono mai stati dubbi né ombre. Il gesto conferma la sua correttezza nei confronti delle istituzioni», la difende il presidente. «Un atto dovuto e non più rimandabile» per le opposizione M5S in Regione. «Necessario per preservare l'integrità dell'ente. La trasparenza non è un’opzione, ma il fondamento del patto tra amministrazione e cittadinanza», aggiungono i Dem Domenico Rossi e Gianna Pentenero. Mentre è telegrafico e quasi euforico il commento di Avs: “Era ora”, scrivono.

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