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"Così la democrazia si inquina": l’appello da Torino di Don Ciotti dopo il caso Delmastro

Anche il sindaco Lo Russo avverte: "Esistono mafie più silenziose, quelle dei colletti bianchi, non possiamo girarci dall'altra parte e questo vale ancora di più per chi ha responsabilità pubblica"

"Così la democrazia si inquina": l’appello da Torino di Don Ciotti dopo i casi politici

Un richiamo netto, ma senza toni urlati. Piuttosto una preoccupazione che diventa appello collettivo. Dalla Sala Rossa di Palazzo civico, a margine della cerimonia per la consegna del sigillo civico della Città, don Luigi Ciotti interviene sul clima politico nazionale, dopo il caso "5 forchette" che ha visto coinvolto l'ex sottosegretario alla Giustizia, il biellese Andrea Delmastro e che preoccupa anche la giunta piemontese.

“Mi crea sofferenza, proprio per la democrazia del nostro Paese, che viene un po’ inquinata”, ha detto il fondatore di Libera, rispondendo a chi gli chiedeva un commento sulla vicenda che ha coinvolto Delmastro, ma che rischia di continuare ad essere una bufera politica, per via del coinvolgimento dell'ex vicepresidente in Regione Piemonte Elena Chiorino e il consigliere Davide Zappalà (entrambi FdI).

Il richiamo di don Ciotti, però, va oltre il singolo episodio e chiama in causa non solo la politica ma anche la società civile: “Noi chiediamo alle istituzioni che si assumano la loro responsabilità, ma anche noi cittadini dobbiamo fare la nostra parte”.

L'appello è a evitare la delega passiva e recuperare una cittadinanza attiva e consapevole. “Ci sono troppi cittadini a intermittenza – ha ammonito -. Non possiamo fare finta di niente, non possiamo delegare sempre agli altri”.

Parole che risuonano con forza proprio a Torino, città da sempre laboratorio di impegno civico e sociale, dove la figura di don Ciotti rappresenta da decenni un punto di riferimento nel contrasto alle mafie e nella promozione della legalità.

Nel suo discorso, è anche il sindaco Stefano Lo Russo a sottolineare la responsabilità di rappresentare politicamente la collettività:

"Le mafie non sono solo quelle che sparano e colpiscono in modo eclatante. Esistono mafie più silenziose, quelle dei colletti bianchi, che si infiltrano nel tessuto economico, anche nel nord Italia, anche vicino a noi. Non fanno rumore, ma agiscono come parassiti, prosciugano risorse, inquinano l'economia, alterano la concorrenza e prosperano nel malaffare. Di fronte a tutto questo non possiamo girarci dall'altra parte e questo vale ancora di più per chi ha responsabilità pubblica", senza citare, ma con un probabile riferimento anche da parte sua al caso Delmastro.

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