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Corruzione all'anagrafe

Mazzette per i documenti: così funzionava il sistema all’anagrafe

La Corte dei conti ha condannato un’ex funzionaria dell’anagrafe del Comune di Torino al risarcimento di oltre 12 mila euro

Mazzette per i documenti

Immagine di repertorio

La Corte dei conti ha condannato un’ex funzionaria dell’anagrafe del Comune di Torino al risarcimento di oltre 12 mila euro per danno erariale e danno d’immagine, a seguito di una vicenda di corruzione legata al rilascio di documenti e pratiche anagrafiche. La donna, già licenziata e condannata in sede penale con patteggiamento a due anni, era stata coinvolta nell’inchiesta “Corsia preferenziale”, avviata nel 2023 dalla squadra mobile. Secondo quanto accertato, negli uffici di via Leoncavallo sarebbe stato attivo un sistema illecito basato sul pagamento di somme di denaro per ottenere pratiche in tempi ridotti o irregolari.

Dalle indagini è emersa l’esistenza di un sistema di pagamenti: circa 50 euro per il rilascio rapido di una carta d’identità e fino a 500 euro per pratiche relative alla residenza non corrispondente alla realtà. Le attività sono state documentate attraverso intercettazioni e riprese video effettuate dagli investigatori. Il meccanismo, secondo gli accertamenti, si sarebbe svolto tra il 2018 e il 2019 con il coinvolgimento di due intermediarie, che mettevano in contatto i richiedenti con la funzionaria. In questo modo venivano fissati appuntamenti in tempi brevi rispetto alle normali attese e venivano portate a termine pratiche anche in presenza di requisiti non conformi.

L’inchiesta ha avuto origine da un’indagine più ampia sul narcotraffico internazionale, che ha portato gli investigatori a individuare collegamenti con episodi di corruzione nella gestione di servizi pubblici. Le conversazioni intercettate hanno contribuito a indirizzare gli accertamenti verso gli uffici anagrafici. Davanti alla Corte dei conti, la ex funzionaria ha motivato il proprio comportamento con difficoltà economiche personali, elemento che tuttavia non ha inciso sulla decisione dei giudici contabili. La condanna riguarda il risarcimento per i costi sostenuti dall’amministrazione e per il pregiudizio all’immagine dell’ente.

L’importo stabilito è inferiore rispetto alla richiesta iniziale della procura contabile, che aveva quantificato il danno in circa 26 mila euro. La decisione rappresenta l’ultimo passaggio giudiziario della vicenda sotto il profilo amministrativo-contabile.

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