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Il rebus

Tempesta su Chiorino: Cirio blinda la giunta, ora è caccia all’assessore

Ieri la conferenza stampa in cui Cirio ha ringraziato l’ex vicepresidente per il «raro» gesto, senza certezze sulle nuove deleghe: «Dopo Pasqua, rimarrà in FdI»

Tempesta su Chiorino: Cirio blinda la giunta, ora è caccia all’assessore

Un clima teso, serio e “sospeso”. Quello delle grandi occasioni: è la prima grande crisi del secondo mandato Cirio. Dopo le dimissioni «per il bene delle istituzioni», la maggioranza ha deciso di mostrarsi compatta, ma, di fatto, non sapeva degli affari che Elena Chiorino (ex vicepresidente regionale) teneva fuori Torino. Lo ammettono in modo apparentemente sornione sia Fratelli d'Italia (partito della Chiorino), che il presidente Cirio, al termine della conferenza stampa convocata con giunta e capigruppo di maggioranza all’indomani dal passo indietro dell’assessora Elena Chiorino, nello stesso giorno in cui a Roma partivano le indagini della Procura sulla società “Le 5 Forchette” per trasferimento e reinvestimento di denaro proveniente da attività illecite di stampo camorristico, che la vedono indirettamente coinvolta come socia fino al marzo 2025, insieme all’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro.

Gesto leggero, ma raro

«Una scelta non scontata, anzi rara nella pubblica amministrazione», sottolinea Cirio, rivendicando a più riprese la presenza compatta della maggioranza come segnale politico. «È una vicenda che non riguarda la Regione – premette – ma quando si ricoprono incarichi pubblici non esiste più una separazione netta tra vita privata e ruolo istituzionale», dice col tono solenne del padre che ha dovuto impartire ai suoi una dura lezione. Il governatore definisce quanto accaduto una leggerezza grave, già ammessa dalla stessa Chiorino con le sue scuse pubbliche, e ricostruisce i passaggi che hanno portato alle dimissioni: prima la revoca della vicepresidenza, poi «un confronto interno sfociato nella decisione assunta ieri, per responsabilità nei confronti dell’istituzione».

Una mamma alla gogna

A difesa dell’ex vicepresidente si schiera compatto il suo partito, Fratelli d'Italia. «Un gesto raro e di grande responsabilità», quello di Chiorino, per il capogruppo Carlo Riva Vercellotti, che passa subito al contrattacco. «Si è tentato di trasformare l’Aula in un tribunale del popolo, con una linea giustizialista, forcaiola, "giacobina". Una donna messa alla gogna». E nel mirino anche il «doppio standard»: «Non accettiamo lezioni morali da chi ha sostenuto figure controverse come quella di Ilaria Salis», afferma, rivendicando la scelta di non speculare su altri casi giudiziari che hanno coinvolto esponenti di centrosinistra. Sulla stessa linea il capogruppo di Forza Italia Paolo Ruzzola, che ringrazia Chiorino «come amministratrice e come madre», parlando di un gesto «non dovuto ma politicamente rilevante» e auspicando che diventi un precedente anche per gli esponenti delle opposizioni. Toni più misurati dal mondo centrista con Silvio Magliano, mentre Fabrizio Ricca (Lega) resta su un telegrafico ringraziamento all'operato di Chiorino.

Fuga dal confronto

Ma dietro la coesione del partito e gli annunci di maggioranza restano tanti silenzi. Il primo, quello del Consiglio regionale: con le comunicazioni previste proprio in luogo della conferenza di maggioranza e, di fatto, negate alle opposizioni. «Il presidente Cirio non può pensare di “sostituire”, come da lui affermato questa mattina, il confronto democratico con un monologo senza contraddittorio politico. È inaccettabile che la maggioranza sfugga dal confronto e trasformi l’aula del consiglio regionale, sorprendentemente occupata per una conferenza stampa, in “TeleCirio”», denunciano le capogruppo di opposizione Gianna Pentenero (Pd), Alice Ravinale (Avs), Sarah Disabato (M5S) e Vittoria Nalo (Sue). L’altro, forse il più importante, quello della stessa Chiorino, che dalla rassegnazione delle dimissioni si trincera in un silenzio stampa.

Cirio come Meloni

Nel frattempo è il governatore ad assumere ad interim tutte le deleghe di Chiorino, come Meloni con la cuneese Santanché, occupandosi anche di quelle più delicate al Lavoro e all’Istruzione, assicurando continuità su dossier delicati, come il Tavolo aperto sulla crisi di Lear, di Mirafiori e Acqui Terme e garantendo che la quota dell'assessorato rimarrà a Fratelli d'Italia. «Nei prossimi giorni – annuncia – con Giovanni Donzelli e Arianna Meloni individueremo il nuovo assessore», dice. Escluso, almeno per ora, un rimpasto complessivo: «La squadra sta lavorando bene, al massimo qualche aggiustamento di deleghe», promette. Non è chiaro chi possa prendere il posto di Chiorino, quindi, ma nessun favorito. Dalla novarese Daniela Cameroni, il cui profilo è però legato al senatore Gaetano Nastri, a Paola Antonetto. Oppure, forzando gli equilibri – e anche il tema della parità di genere – Roberto Sacchetto, spodestato proprio dal ritorno di Chiorino consigliera. Sul tavolo restano però anche soluzioni più “interne” e meno divisive, come quella di Roberto Ravello o della vicecapogruppo Alessandra Binzoni, che garantirebbe una scelta più equilibrata anche sul piano politico. La partita resta apertissima e potrebbe chiudersi, come dice Cirio: «Dopo Pasqua».

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