Cerca

Economia del territorio

Imprese giovanili in Piemonte, perse 7mila in dieci anni

Cambia il modello: meno commercio ed edilizia, più innovazione e servizi

Imprese giovanili in Piemonte, perse 7mila in dieci anni

Foto di repertorio

Meno imprese, ma più strutturate e orientate all’innovazione. È questo il risultato dell’imprenditoria giovanile in Piemonte, che nell’ultimo decennio ha subito una contrazione significativa, che però racconta una profonda trasformazione del proprio tessuto economico. Tra il 2015 e il 2025 le imprese guidate da under 35 sono passate da 43.487 a 36.228 unità, con una perdita di oltre 7mila realtà, pari a circa il 17%. Oggi le imprese giovanili rappresentano il 8,7% del totale delle circa 417mila aziende piemontesi, in calo rispetto al 9,8% di dieci anni fa. Un dato comunque superiore alla media nazionale (8,1%), che conferma il Piemonte tra le regioni più dinamiche e solide del Paese. Alla base della contrazione, ci sono due fattori principali: da un lato la cessazione di molte attività, dall’altro l’uscita “anagrafica” di numerosi imprenditori dalla categoria under 35, senza un ricambio sufficiente di nuove aperture. Il tutto inserito in uno scenario più ampio segnato dall’inverno demografico.

«Il panorama dell’imprenditoria giovanile piemontese attraversa una metamorfosi strutturale che riflette la trasformazione dell’economia regionale - spiega Gian Paolo Coscia, presidente di Unioncamere Piemonte -. Più che una semplice flessione, osserviamo un riposizionamento strategico delle nuove generazioni, che abbandonano i comparti tradizionali per scommettere su innovazione tecnologica, Ict e servizi specialistici».

Una trasformazione che emerge anche dalla distribuzione settoriale. Infatti crescono in modo significativo le attività legate all’Ict, ai servizi finanziari e immobiliari (+16,5%), insieme ai servizi alle imprese (+15,4%). Segnali positivi arrivano anche da agricoltura e servizi alla persona. In difficoltà, invece, i settori tradizionali: edilizia e commercio perdono oltre 3mila imprese ciascuno, mentre turismo e industria registrano una flessione vicina alle 2mila unità. Un ridimensionamento che va a braccetto con l’aumento delle barriere all’ingresso, tra burocrazia e accesso al credito più selettivo, e un progressivo consolidamento verso aziende più strutturate.

Il cambiamento è evidente anche nei pesi relativi: se nel 2015 commercio e costruzioni rappresentavano quasi il 45% delle imprese giovanili, oggi si fermano al 37%. Al contrario, i servizi avanzati salgono dal 10,3% al 14,2% e l’Ict dal 7,5% al 10,5%, segnando una decisa virata verso modelli più innovativi. A cambiare è anche la forma giuridica delle imprese. Le imprese individuali restano predominanti (oltre l’80%), ma sono in calo di circa 5mila unità. Le società di persone si riducono drasticamente, mentre crescono le società di capitale, unica tipologia in espansione, passata dall’8,5% all’11,9%.

«Questa evoluzione verso modelli organizzativi più complessi rappresenta la risposta dei giovani imprenditori a un contesto sempre più selettivo. La sfida per le istituzioni è sostenere il ricambio generazionale e trasformare questa contrazione in un’opportunità di modernizzazione». Dal punto di vista territoriale, la flessione è diffusa in tutto il Piemonte, ma con intensità diverse. Le province di Vercelli, Alessandria, Novara e Verbano-Cusio-Ossola registrano i cali più marcati, superiori al 25%. Più contenuta, invece, la contrazione a Torino e Cuneo, che si confermano i poli più resilienti della regione.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.