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il caso

Carcere delle Vallette tra coltelli, Fentanyl e rivolte: le gang magrebine seminano il panico

Il 31 marzo due episodi di violenza, il 1° aprile un'altra rissa. E una detenuta positiva alla ketamina

Il Padiglione C delle Vallette

Il Padiglione C delle Vallette

La droga entra con i droni, gli oggetti contundenti vengono fatti con i coprifili delle finestre o con le molle delle brande. E due giorni fa alle Vallette c’è stata una battaglia tra nordafricani con lame e armi rudimentali nel Padiglione C, denunciata dai sindacati. Che lamentano, al Lorusso e Cutugno, una situazione fuori controllo. Mentre tra gli stupefacenti, l’incubo ora è il Fentanyl.

La battaglia con le lame
La mattina del 1° aprile, alcuni episodi di violenza hanno coinvolto dei detenuti nel padiglione C delle Vallette. La seconda sezione, occupata prevalentemente da persone di origine marocchina, e la decima sezione a maggioranza egiziana, sono state teatro di scontri nel cortile destinato ai passeggi. Scontri che, secondo il sindacato Osapp, sarebbero avvenuti «anche con l’utilizzo di lame e armi rudimentali, nel corso dei quali due detenuti di origine marocchina avrebbero riportato le conseguenze più gravi. Solo grazie al tempestivo e coraggioso intervento degli agenti della polizia penitenziaria - dichiara Leo Beneduci, segretario generale Osapp - ben coordinati dal coordinatore responsabile e operanti in condizioni di serio rischio personale, è stato possibile impedire che la situazione degenerasse ulteriormente. La loro professionalità e il coordinamento strategico hanno dimostrato ancora una volta il valore e l’abnegazione del corpo penitenziario». Per l’Osapp le cause degli scontri del 1° aprile sono riconducibili a dinamiche su gestione e spartizione di stupefacenti. «La struttura presenta un grave squilibrio tra presenze e capienza. A fronte di circa mille posti regolamentari, i detenuti presenti - prosegue Beneduci - superano le 1.500 unità. E’ un sovraffollamento insostenibile».

Droga e rivolte
Ma come arriva la droga alle Vallette? Con i droni. Pilotati dall’esterno, riescono a planare all’interno dei cortili dove i ristretti passeggiano. Droni che trasportano stupefacenti ma anche telefonini. “Lanci esterni” che avverrebbero soprattutto dal lato dov’è presente l’edificio di Villa Cristina, a Savonera. «Ma anche nella carne e nella pasta al forno si nascondono gli stupefacenti - dichiara Donato Capece, segretario generale del Sappe - mentre i cellulari si trovano a volte all’interno delle scatole dei legumi». I poliziotti penitenziari a controllare sono sempre pochi. «Gli agenti scarseggiano - dice Leo Beneduci - e sono impreparati perché dopo tre mesi di corso entrano già in turno. Senza contare che i corsi ormai sono sempre meno». E le lame? Quelle vengono fabbricate, appunto, con il coprifilo delle finestre, spezzate e poi appuntite. Mentre un manico per impugnare può essere fatto usando le lenzuola. Anche le molle dei letti, sganciate e affilate, possono diventare dei punteruoli. Il 31 marzo, al Lorusso e Cutugno ci sono state due rivolte nel Padiglione B: nel primo caso i detenuti hanno incendiato materassi e suppellettili, sradicato un termosifone e lanciato oggetti contro la penitenziaria (tre agenti intossicati); nel secondo episodio, un detenuto della 12ª sezione del Padiglione B, dopo una contestazione disciplinare, ha distrutto quanto presente nella terza rotonda del terzo piano. Tornando alle droghe, solo qualche giorno fa una 26enne ha aggredito i poliziotti (a bloccarla sette agenti e un’ispettrice) perché positiva alla ketamina (inizialmente si era ipotizzata l’assunzione di Fentanyl). «Come sindacato abbiamo più volte denunciato i “lanci esterni” - sottolinea Gerardo Romano, vicesegretario generale Osapp - specialmente nei padiglioni B e C».

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