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Cos'è la Tossicità Finanziaria
13 Aprile 2026 - 09:47
I conti che non finiscono mai in cartella clinica? Il ticket per l’esame, il farmaco “non mutuabile”, la corsa in auto, magari l’imprevisto di una visita privata per accorciare liste d’attesa diventate labirinti. È la “tossicità finanziaria” delle cure oncologiche: un effetto collaterale silenzioso, che non si misura con una TAC ma con lo scontrino. In pratica, ci si salva la vita ma si finisce in povertà. A meno che le difficoltà finanziarie non finiscano per rendere difficoltose le cure stess... Negli Stati Uniti la tossicità finanziaria è già riconosciuta come fattore prognostico negativo. E in Italia, a Torino, cosa sta accadendo?
Colpisce che la tossicità finanziaria non dipenda dal tipo di tumore (polmone, mammella, pancreas): a fare la differenza è la disponibilità economica di partenza, che può amplificare diseguaglianze già presenti. E mentre il Servizio sanitario nazionale scarica buona parte dei costi clinici, a livello nazionale il fardello “out of pocket” cresce, complice un sistema provato da carenze strutturali, scarsità di risorse e disparità regionali.
Le voci degli esperti e la politica sanitaria
Il tema è stato al centro di una relazione di Massimo Di Maio, professore di Oncologia Medica all’Università di Torino, direttore di Oncologia Medica 1U dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino e presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), al Master di II livello in Etica Medica, Deontologia, Politica ed Economia Sanitaria (MEDPoS) dell’Università di Torino, organizzato dall’Ordine dei Medici di Torino.
Qualche giorno dopo, il confronto è proseguito all’ospedale Molinette, con l’assessore alla Sanità del Piemonte Federico Riboldi, il direttore generale Livio Tranchida e i direttori delle oncologie piemontesi e della Rete oncologica piemontese. Di Maio è netto: “Anche in un sistema universalistico come il nostro i costi indiretti pesano pesantemente su pazienti e famiglie, soprattutto nelle fasce più deboli”. E aggiunge: “La tossicità finanziaria non è solo un disagio economico: è un problema clinico che influenza qualità di vita, aderenza alle terapie e, in alcuni casi, la sopravvivenza. Il prossimo passo è integrarne la valutazione nella pratica quotidiana e nella ricerca per un’oncologia più equa e centrata sul paziente”. Per Guido Giustetto, presidente OMCeO Torino, la ricerca “mette in luce un fattore di discriminazione rispetto alla possibilità dei soggetti più fragili di ricevere le cure ottimali”. Da qui la proposta: “L’alleanza tra ospedale e territorio e la loro integrazione potrebbe essere la chiave del successo”. Lo stesso Livio Tranchida, direttore generale della Città della Salute, avverte: “Anche in un Centro pubblico di eccellenza come quello della Città della Salute di Torino il problema della ‘tossicità finanziaria’ in campo oncologico esiste e non è trascurabile. È fondamentale occuparsi di questi temi sia dal punto di vista sanitario sia sociale”, accogliendo e supportando “le fragilità di pazienti, famiglie, caregiver, con senso etico e nell’ottica dell’ascolto”.
Dai dati alle scelte: perché misurare cambia la cura
I risultati torinesi sono stati presentati al congresso AIOM 2025 e pubblicati su Tumori Journal. Non solo fotografia del fenomeno: i prossimi passi prevedono l’uso sistematico del questionario in studi prospettici, con interventi mirati per prevenire, valutare e ridurre l’impatto economico sui pazienti. È una transizione cruciale: dalla constatazione all’azione. Il percorso parte da lontano. Nel 2016, all’Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli, lo studio di Perrone, Jommi, Di Maio et al., pubblicato su Annals of Oncology e condotto su 3.670 pazienti, aveva già documentato che il 26% riportava difficoltà finanziarie; il “fardello finanziario” era associato a un peggioramento della qualità di vita e il suo sviluppo, o peggioramento, durante il trattamento aumentava del 20% il rischio di morte. Dieci anni fa, per tarare gli strumenti sul contesto italiano, è nato PROFFIT (Patient Reported Outcome for Fighting financial Toxicity of cancer), promosso da AIOM, CIPOMO, FAVO, FICOG, Fondazione GIMEMA e finanziato da AIRC: da lì il questionario oggi impiegato a Torino.
Un problema clinico e sociale: la domanda che non possiamo eludere
Se la tossicità finanziaria influenza l’aderenza alle cure, allora non parliamo più solo di “spese”: parliamo di prognosi. Ha senso risparmiare su liste d’attesa e servizi territoriali se il conto finale è un peggioramento della salute? Quando un paziente rinuncia a una seduta di fisioterapia o sceglie una visita privata per non sforare i tempi, quel gesto diventa una variabile clinica a tutti gli effetti. L’appello, condiviso lungo tutta la filiera — clinici, decisori politici, associazioni di pazienti — è chiaro: misurare e contrastare la financial toxicity non è un optional, ma una necessità. Perché dietro ogni percentuale c’è una persona che fa i conti con la malattia e con la vita; e una sanità pubblica credibile si giudica anche dalla capacità di non lasciare nessuno solo davanti al POS.
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