L'intervista al presidente Ires
Far tornare i Giochi olimpici a Torino, trent’anni dopo, avrebbe il sapore di un cerchio che si chiude. E insieme quello di un ritorno atteso: in Italia, le Olimpiadi estive mancano dal 1960, quando fu Roma a ospitarli, in un’altra epoca, in un altro Paese. Ma oltre il fascino simbolico, l’elettricità delle gare e il brivido della competizione, quali prospettive concrete si aprono davvero sotto la Mole? Dopo il miraggio di Cortina 2026, che ha visto a Torino passare solo - di sfuggita - la torcia olimpica, e l'Oval in lizza per il pattinaggio dei Giochi sulle Alpi francesi nel 2030, l'annuncio della candidatura dell'asse Nord-Ovest torna a far sognare. Ed è partito il “toto-Olimpiadi”. Sul tavolo c’è già una proposta per il 2036 — quella di Roma — ma la favorita sembra essere Doha, capitale del Qatar. Da dove si comincia, allora? E soprattutto: come si costruisce una candidatura che possa dirsi davvero solida? Ne abbiamo parlato con Alessandro Ciro Sciretti, presidente dell’Istituto di Ricerche Economico Sociali del Piemonte (Ires), oggi al fianco della città nella redazione dei delicati dossier per Torino Capitale della Cultura 2033 e, in passato, alla guida del comitato per le Universiadi 2025.
Presidente, tutto parte da un dossier, giusto?
«Sì. Prima ancora di entrare nei dettagli, per eventi di questa portata è fondamentale valutare gli impatti. Bisogna analizzare il potenziale positivo che si intende generare, con un’attenzione particolare alla "legacy", cioè all’eredità che si vuole lasciare. Allo stesso tempo, è indispensabile studiare e prevenire gli impatti negativi. Solo così si può costruire una candidatura sostenibile e vincente».
Per esempio?
«Il rischio delle “cattedrali nel deserto”, strutture che diventano un peso economico e sociale. Il primo passo è chiarire cosa si vuole e, soprattutto, cosa non si vuole».
Il Nord-Ovest si contende il 2036 con Roma: può davvero avere la meglio?
«Sì, ne ha tutte le potenzialità. Può costruire un dossier innovativo e attrattivo, grazie alla prossimità e all’eterogeneità dei territori coinvolti. Inoltre, i collegamenti ferroviari con Genova e Milano dovrebbero essere completati entro quella data. L’idea di Giochi diffusi nel Nord-Ovest consente di valorizzare al massimo le infrastrutture già esistenti, che sono numerose e diversificate. Bisognerà poi riflettere su come utilizzare le strutture temporanee, puntando a massimizzarne l’efficienza e ridurre l’impatto ambientale».
Si potrebbe replicare il modello delle Universiadi?
«Sì, è una strada interessante. Una parte consistente dell’ex villaggio olimpico è stata riconvertita in residenza universitaria. Si potrebbe fare qualcosa di simile: ospitare gli atleti nelle strutture universitarie permetterebbe di ottimizzare costi e spazi. Tra l’altro, i Giochi estivi si svolgono in un periodo in cui queste residenze sono meno utilizzate. In generale, è fondamentale ragionare sull’esistente».
Eppure, c’è chi parla di un possibile “fardello”… come l'ex membro del Comitato Torino 2006, Evelina Christillin
«Di quel dibattito sposo un punto: i tempi sono cambiati. Oggi il modello sarebbe necessariamente diverso».
Come Ires, accogliereste positivamente il coinvolgimento nella candidatura del Nord-Ovest?
«Certo, è ancora presto, ma saremmo entusiasti di poter contribuire, mettendo a disposizione il nostro lavoro di ricerca».
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