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L'INTERVISTA
16 Aprile 2026 - 06:50
Vent’anni fa il braciere dello Stadio Olimpico, disegnato da Pininfarina e che detiene il record come il più alto della storia (57 metri), illuminava Torino.
Arriverà un bis? Dopo il grande annuncio di lunedì, l’entusiasmo non sembra placarsi. Il triumvirato del Nord Italia, Torino, Milano e Genova, si prepara a lavorare insieme per la candidatura dei Giochi Olimpici estivi del 2036, o 2040.

Cosa ne pensa di questa Olimpiade diffusa proposta?
«È un’idea molto affascinante. Oltre all’Olimpiade in sé -e all’esito finale - c’è un altro vantaggio. Le classi dirigenti dovranno lavorare insieme per spartirsi i compiti, stabilire la “divisione” degli sport nei diversi territori, decidere il luogo della cerimonia di apertura e dove della chiusura... Insomma, può essere un ottimo esercizio di collaborazione anche per il futuro».
Dall’esperienza del 2006, ci sono degli errori da evitare?
«A Torino sono stati fatti errori evitabili. Non tanto nell’area urbana quanto negli impianti in montagna: la pista da bob a Cesana e i trampolini a Pragelato. Impianti ora abbandonati. Credo e spero, in quest’ottica, che il comitato per le Olimpiadi 2036, così come le autorità sportive, faranno una riflessione sul futuro degli impianti a favore di - come d’altronde è già nelle politiche attuali - un utilizzo al massimo dell’esistente».
Ad esempio?
«Pensando ai Giochi estivi, su Torino, l’Inalpi Arena, cornice già di un altro grande evento con le Atp Finals può essere valorizzato e sfruttato al meglio. Ci sono in ballo soldi pubblici, è una grande responsabilità quindi gli investimenti vanno valutati».
I pro e i contro di una presentazione congiunta?
«Ricollegandoci al discorso di prima, contro (se così si può definire) potrebbe essere la spesa. Un elemento importante da tenere d’occhio, affinché le Olimpiadi possano lasciare anche un’eredità per tutto il territorio del Nord Ovest italiano».
E i pro?
«Unire Torino, Milano e Genova è una scelta intelligente, con una storia alle spalle, e che aiuta a non gravare solo su una città. Torino da sola non reggerebbe».
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