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15 Aprile 2026 - 06:46
Torino sogna le Olimpiadi estive ma la prima sfida da vincere è un derby
Aggiudicarsi l’organizzazione di un mega-evento come le Olimpiadi estive significa battere l’agguerrita concorrenza di alcune delle città più importanti del mondo. Per il 2036, ad esempio, tra le altre si sono già fatte avanti Istanbul, Santiago del Cile e Doha ma tra le “interessate” ci sono anche Madrid e Berlino. Torino, Milano e Genova però dovranno prima vincere un derby tutto italiano con Roma.
Nella capitale infatti si sta da tempo lavorando per ritentare l’avventura a cinque cerchi dopo la candidatura per il 2024 ritirata nel 2016 dalla neoeletta sindaca grillina Virginia Raggi. E attenzione perché la corsa è lunga e altri potrebbero decidere di scendere in campo: nei mesi scorsi si era infatti vociferato di interessamenti della Toscana e del Veneto, con Venezia capofila. La candidatura ufficiale al Cio può essere avanzata solo dopo aver ottenuto l’appoggio del Comitato olimpico nazionale (il Coni) e delle Istituzioni. È quindi impossibile che per l’Italia ci possano essere due candidature e pertanto Torino, Milano e Genova dovranno prima vincere il derby con Roma (e magari Toscana e Veneto).
Come mai così tanto interesse nel tentare l’avventura a cinque cerchi? Il motivo è abbastanza semplice da intuire: soldi. Scordatevi Torino 2006: le Olimpiadi estive sono un evento molto più grande. E muovono molti più soldi. Prendiamo ad esempio l’ultima edizione, quella di Parigi 2024: costata 8,8 miliardi di euro (Torino 2006 ne costò 3,6), ha ricadute economiche stimate in 11,4 miliardi di euro. Per avere un’idea, l’ultima Finanziaria italiana chiude intorno ai 18 miliardi. E se la storia insegna che non sempre i Giochi sono un affare (Tokyo nel 2021 si ritrovò con il turismo azzerato dal Covid), dice anche che ci sono città che a distanza di decenni ancora sfruttano il volano generato dall’enorme pubblicità ricavata: una per tutte, Barcellona che nel ‘92 approfittò dell’evento per attuare una profonda e radicale trasformazione urbana che la proiettò al centro dell’attenzione mondiale e che la rese la città che ancora oggi viene visitata da milioni di persone ogni anno.
Il primo compito sarà quindi convincere Coni e governo. Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio nelle scorse settimane si era già espresso con entusiasmo per Roma, facendo riferimento alla sconfitta della capitale nella corsa per i Giochi del 2004, quando fu preferita Atene: «Punterei su Roma: c’è una percentuale di impianti già realizzati. Il nostro Paese merita un’altra Olimpiade estiva, perché una volta ci è stata scippata». Parole pronunciate quando però ancora non si sapeva delle intenzioni del “triangolo industriale”. E così adesso si apre la partita, nella quale Roma può sicuramente far pesare il proprio fascino storico e il proprio peso politico. Il derby però non è perso in partenza: Torino, Milano e Genova infatti hanno dalla loro non solo l’esperienza di due Olimpiadi (invernali) già organizzate negli ultimi anni ma anche un’incredibile varietà di palazzetti lasciata in eredità proprio da quei Giochi, già pronti con un costo minimo a essere riutilizzati. E c’è poi la questione stadi: Torino ne ha due già pronti, Genova uno, Milano sta per dare il via alla costruzione del nuovo San Siro. A Roma la costruzione del nuovo stadio dovrebbe cominciare nel 2027, sperando che sia la volta buona visto i tanti progetti caduti nel vuoto nel corso degli anni. Anche le distanze non dovrebbero essere un grosso problema visto che Torino e Milano sono già collegate dall’alta velocità e il terzo valico dovrebbe rompere “l’isolamento” di Genova proprio quando a Roma si comincerà a scavare per lo stadio. Insomma, il triangolo industriale parte forse sfavorito ma non sconfitto.
Infine, c’è l’inevitabile peso politico della questione. Nel caso si ottenesse davvero l’organizzazione, in 10-14 anni le elezioni comunali e regionali saranno numerose e presentarsi alle urne intestandosi la pioggia di lavori infrastrutturali che arriverebbe sul territorio (autostrade, ferrovie, metropolitane) può far gola a tutti i partiti. Meglio farlo in una città sola, anche se è la capitale, o in tre?
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