D'accordo, la neve non servirà, e neppure le vecchie mascotte del 2006 Neve, Gliz e Aster - che oggi riposano al parco Colonnetti, di Mirafiori Sud - ma l'entusiasmo c'è già. E dall'ultimo passaggio dei tedofori di qualche mese fa, per i Giochi Invernali di Cortina, tra Torino e Milano, l’aria olimpica è come rimasta appesa: tra palazzetti, villaggi atleti e ricordi più o meno nostalgici. Così, grazie all'asse Nord-Ovest, il “glamour olimpico”, il capoluogo sabaudo potrebbe ritrovarlo questa volta però in versione estiva, senza piumini ma con questa volta in shorts.
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L’idea è ambiziosa quanto basta per far discutere: una candidatura congiunta del Nord-Ovest, capace di mettere insieme anche Genova e le Regioni Piemonte, Lombardia e Liguria. Un’Olimpiade diffusa, cucita lungo l’asse Torino–Milano–Genova, che sulla carta sembra più una staffetta ben coordinata che una gara individuale.
"Siamo un grande triangolo tra città e territori, che diventa un grande triangolo dello sport internazionale. Tanto entusiasmo tra noi sei e grande determinazione a portare avanti questo progetto", racconta il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ai microfoni di Toradio, riferendosi ai sindaci Beppe Sala (Milano) e Silvia Salis (Genova) e ai governatori Alberto Cirio (Piemonte), Attilio Fontana (Lombardia) e Marco Bucci (Liguria).
Gli fanno eco le parole del presidente Cirio e dell’assessore allo Sport e Post-olimpico Paolo Bongioanni: "Le olimpiadi diffuse, poi, da unicum rappresentano oggi una opportunità in più. Consapevoli che le olimpiadi sono un grande evento sportivo che si basa su solidarietà e amicizia, ma anche un volano economico straordinario” dichiarano.
Per ora si resta nel campo delle buone intenzioni: primo incontro operativo, tavolo aperto e un lessico istituzionale fatto di “valutazioni”, “percorsi” e “approfondimenti”. Ma sotto la superficie, il progetto prende forma attorno a un’idea precisa: fare di necessità virtù, sfruttando ciò che già c’è.
“L’obiettivo – sottolineano congiuntamente le istituzioni promotrici – è costruire una proposta credibile, sostenibile e innovativa che metta al centro lo sport, i giovani e la cooperazione tra territori, rafforzando al contempo la vocazione internazionale del Paese e la capacità di promuovere l’Italia nel mondo attraverso un grande progetto condiviso. Il Nord-Ovest italiano possiede tutte le caratteristiche per diventare un grande palcoscenico olimpico diffuso, capace di unire città, regioni e comunità attorno ai valori universali dello sport.”
E Torino non ha mai smesso del tutto di convivere con l’eredità delle Olimpiadi invernali di Torino 2006, mentre per Milano sono ancora freschissime le Olimpiadi invernali. Genova, invece, potrebbe giocarsi la carta del mare, trasformando il suo waterfront in un’arena naturale per le discipline acquatiche.
Il modello è quello promosso dal Comitato Internazionale Olimpico: meno opere faraoniche, più riuso intelligente, meno concentrazione e più territori coinvolti. Un’Olimpiade “spalmata”, verrebbe da dire, che prova a tenere insieme sostenibilità e spettacolo.
Naturalmente, non mancano le incognite. Mettere d’accordo tre città e tre regioni non è esattamente una gara da cento metri: più facile somiglia a una maratona con qualche ostacolo imprevisto. E poi c’è il tema dei costi, sempre pronto a tornare sul podio del dibattito pubblico.
L’orizzonte è lontano — 2036 o forse 2040 — e lascia spazio a tutto: entusiasmo, scetticismo e un pizzico di sano realismo. Perché se è vero che il Nord-Ovest ha numeri, infrastrutture e competenze, è altrettanto vero che le Olimpiadi non si vincono solo con i ricordi.
Per ora, dunque, niente torce accese. Ma l’idea di rivederle passare, magari tra il porto ligure, la metropolitana milanese e un palazzetto torinese, ha già iniziato a scaldare gli animi. Anche senza neve.