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La guerra degli Agnelli
15 Aprile 2026 - 07:20
John Elkann rischia di perdere (quasi) tutto il suo impero per un documento irregolare e per una cinquantina di milioni di euro "fantasma", con la possibilità di trovarsi come socia sua madre Margherita Agnelli (o uno dei suoi fratellastri). La Dynasty di Margherita Agnelli e dei figli John, Ginevra e Lapo Elkann è infatti entrata nella fase in cui ogni dettaglio pesa: una data, una firma, perfino il silenzio su dove certe carte siano state sottoscritte. E la domanda che rimbomba è una sola: chi ha davvero pagato quel prezzo?
La questione è legata a un passaggio chiave della richiesta di rinvio a giudizio di John Elkann, di Gian Luca Ferrero e del notaio Remo Maria Morone, un passaggio legato all'accusa di falso ideologico per il notaio e che vede Margherita come persona offesa: si tratta della "Declaratoria relativa alla composizione e struttura della Dicembre" presentata il 30 giugno 2021. Secondo quanto si ricava dai capi d'accusa, sarebbero state compiute delle irregolarità (non riconducibili al notaio, che si sarebbe limitato a certificarne la conformità) nella formazione dei documenti di accompagnamento.
La questione torna sempre all'Eredità Agnelli, al testamento redatto da Marella Caracciolo, vedova dell'Avvocato, e soprattutto alle sue donazioni in vita delle quote della Dicembre, la cassaforte di famiglia che consente il controllo di Exor, Stellantis e via elencando. Si parte dal 24 febbraio 2003: con atto del notaio Ettore Morone - padre di Remo Maria -, Marella Agnelli dona a John Elkann 1.965.611 euro nominali, pari allora al 25% del capitale di Dicembre. Se – come oggi appare possibile – la successione di Marella fosse regolata dalla legge italiana, quella donazione rientrerebbe nel calcolo della legittima spettante a Margherita Agnelli. Il 19 maggio 2004, tre scritture private, senza indicazione del luogo di sottoscrizione, attribuiscono ai nipoti una quota complessiva del 41,29% della Dicembre per un corrispettivo di 80.936.000 euro.

Si tratta dei passaggi che hanno portato alla struttura attuale del potere: John Elkann con il 61%, Lapo e Ginevra con il 20% ciascuno. Nel 2003, il passaggio di quote avvenne dopo un aumento di capitale richiesto proprio da Margherita e nel momento in cui la figlia dell'Avvocato aveva firmato il patto successorio, poi rinnegato. Il fatto è che Marella, in quel frangente, cedette le quote a John Elkann in cambio del pagamento di circa 50 milioni. Margherita si è sempre chiesta dove avesse trovato i soldi suo figlio, all'epoca non certo a capo di Fiat. Pagamento avvenuto? Da chi? Con quali fondi?
Se il denaro non fosse mai circolato, o fosse emerso un accordo per non pagarlo, si aprirebbe il capitolo della simulazione: una vendita che, dietro il paravento del prezzo, nasconde in realtà una liberalità. Secondo più fonti, resta incerto se gli 80.936.000 euro siano stati effettivamente versati e da chi: da Marella Agnelli per conto dei nipoti (donazione indiretta); dai fratelli Elkann con somme messe a disposizione dalla nonna (donazione di denaro, nulla se priva di forma solenne, salvo modico valore); con mezzi propri dei fratelli Elkann (ma non risulterebbero alla Procura trasferimenti di denaro, se non in senso inverso: dalla nonna ai nipoti).
Se fosse accertato che le parti, fin dall’inizio, non intendevano prevedere alcun corrispettivo reale, spiega LoSpiffero, la cessione si configurerebbe come donazione dissimulata: trasferimento gratuito mascherato da vendita. Ma una donazione richiede l’atto pubblico notarile con due testimoni. In mancanza, è nulla, imprescrittibile e rilevabile d’ufficio. Solo gli eredi del donante – in questo caso Margherita Agnelli, non i suoi figli – potrebbero eventualmente convalidare, consapevoli del vizio, mediante conferma o esecuzione volontaria dopo la morte del donante. In questo caso, il 41,29% resterebbe nel patrimonio di Marella e, alla sua morte, entrerebbe nell’asse ereditario. In base ai patti sociali di Dicembre, le quote - che ai tempi della morte di Gianni Agnelli venivano semplicemente assorbite dai soci, salvo disposizioni testamentarie - si trasferirebbero all’erede legittima, Margherita Agnelli, cui potrebbe aggiungersi un ulteriore 12,5% (pari al 50% della quota del 25% donata nel 2003 a John Elkann). In pratica, l’asticella si avvicinerebbe alla soglia decisiva per il controllo, indicata nel 41%–53,5%. E Lapo e Ginevra sarebbero tagliati fuori.
Margherita Agnelli potrebbe valutare – ai sensi dell’articolo 670 del codice di procedura civile – la richiesta di sequestro cautelare di circa il 53% del capitale sociale di Dicembre, per garantirne la custodia e una gestione neutrale fino alla definizione della lite. Sarebbe una mossa estrema, ma coerente con la posta in gioco. E poi? Resterebbe in società con il figlio John, accetterebbe da lui un pagamento per cedergli le quote oppure le darebbe a uno dei figli avuti dal conte Serge de Pahlen, magari il secondogenito Pietro?
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