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Nei capannoni abbandonati di Torino un serial killer trasforma il degrado in un teatro di vendetta sociale

Il nuovo thriller di Luisa Martucci, pubblicato da Neos Edizioni: un serial killer killer “missionario” nelle periferie industriali del torinese

Nei capannoni abbandonati di Torino un serial killer trasforma il degrado in un teatro di vendetta sociale

C’è un’Italia che non fa rumore, che resta ai margini delle narrazioni patinate e turistiche. È l’Italia dei capannoni industriali abbandonati, delle periferie arrugginite, delle fabbriche spente che continuano a respirare come corpi vuoti. Ed è proprio qui che prende vita il nuovo romanzo di Luisa Martucci, “Capannone industriale con morto”, pubblicato da Neos Edizioni.

L’apertura del libro è già una dichiarazione d’intenti, quasi un manifesto estetico e politico insieme:
«Pochi luoghi sono desolati e lontani dalla bellezza come i capannoni industriali abbandonati… Sono luoghi squallidi, che odorano di metallo, di olio lubrificante… Nelle pareti l’eco dei lamenti degli operai rimasti senza lavoro e delle loro famiglie. La disoccupazione, la crisi, il futuro negato

Da questa atmosfera opprimente e viscerale nasce un thriller psicologico che si intreccia con il romanzo sociale. A Torino e nel suo hinterland, tra Collegno, Mirafiori, Volpiano, Settimo Torinese e Riva di Chieri, si susseguono omicidi inquietanti: dirigenti e manager legati a processi di delocalizzazione vengono trovati senza vita in fabbriche dismesse, scenari di un degrado che diventa teatro del delitto.

Le vittime appaiono disposte come in una macabra installazione, senza segni di violenza evidente, come se avessero scelto consapevolmente il loro destino. Accanto ai corpi, messaggi espliciti e provocatori: “CI HAI LASCIATI IN MUTANDE”. È l’opera di un serial killer “missionario”, un giustiziere che agisce per vendetta simbolica contro chi ha contribuito allo smantellamento industriale e sociale del territorio.

A indagare sono il commissario Daniele Peyrani e il vicequestore Tartamella, affiancati dalla giovane agente Katia Roveda, il cui cognome richiama volutamente la memoria storica del movimento operaio torinese. L’indagine si snoda tra piste apparentemente senza logica e una domanda inquietante: come riesce l’assassino a convincere le sue vittime a seguirlo fino al luogo della morte senza alcuna resistenza?

Martucci costruisce un romanzo che va oltre il giallo tradizionale. Le fabbriche abbandonate diventano simboli potenti di una ferita collettiva ancora aperta: quella della deindustrializzazione, della precarietà, della rabbia sociale. Il crimine diventa linguaggio politico, la vendetta si fa narrazione del disagio.

Con questa tredicesima prova da giallista, l’autrice conferma la sua capacità di trasformare la cronaca nera in riflessione civile, portando il lettore dentro un paesaggio urbano raramente raccontato con tanta forza evocativa.

Luisa Martucci è nata a Torino, città in cui vive e che costituisce l’ambientazione principale dei suoi romanzi. Ha esordito nel 2014 con “Sequestro di persona a Torino” (Edizioni Epsil). Con Buckfast Edizioni ha pubblicato la serie dedicata al commissario Peyrani, che include “Bontempo e i suoi figli” (2021), “Il killer delle rane” (2022), “Il gioco della pazienza” (2024) e “Il morso della tigre” (2024). Nel 2023 è uscito “Psicovirus” con la casa editrice londinese V.H. Publishers, tradotto anche in inglese. Alcuni suoi racconti sono presenti in antologie pubblicate da Neos Edizioni.

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