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I 5 artisti che valgono il prezzo del biglietto del Kappa FuturFestival 2026

Mondi diversi, una sola pista: il Parco Dora diventa laboratorio sonoro

I 5 artisti che valgono il prezzo del biglietto del Kappa FuturFestival 2026

Il Kappa FuturFestival ha trasformato Torino in una delle capitali europee della musica elettronica: tre giorni, oltre 100.000 presenze complessive, un pubblico che arriva da più di 100 Paesi e una line-up che ogni anno mette sullo stesso palco superstar da miliardi di stream, icone della club culture e sperimentatori puri.

Ecco 5 nomi assolutamente da non perdere nell’edizione 2026 in programma dal 3 al 5 luglio:

FOUR TET (DAY 1)
Four Tet è uno di quei nomi che sfuggono a qualsiasi definizione perché le ha già superate tutte. Nato tra post-rock e sperimentazione digitale, Kieran Hebden ha costruito un linguaggio personale che attraversa jazz campionato, folktronica e una club music sempre più libera, organica e quasi improvvisata.

Non è mai stato un artista da classifiche o hit globali, ma la sua influenza dentro la scena elettronica è enorme. Ha contribuito a rendere normale un’idea di elettronica più emotiva e al tempo stesso fisica, dove il dancefloor non è solo energia ma anche atmosfera e sensibilità. Negli ultimi anni il suo ruolo è diventato ancora più centrale nella nuova ondata UK, al punto che artisti come Fred again.. lo citano spesso come riferimento e hanno condiviso con lui studio e DJ set, segno di quanto il suo approccio abbia influenzato profondamente le nuove generazioni.

SKRILLEX (DAY 2)
Skrillex è uno dei produttori più influenti della musica elettronica moderna, con oltre 30 miliardi di stream globali e 8 Grammy Awards. Sonny Moore ha definito un’epoca intera dell’EDM con “Scary Monsters and Nice Sprites” (2010), che ha riscritto il suono della bass music mondiale, e “Bangarang” (2011), diventato simbolo dell’esplosione dubstep globale.

Il suo impatto mainstream passa anche da collaborazioni che hanno dominato le classifiche: “Where Are Ü Now” con Justin Bieber e Diplo (2015) e il remix di “Sorry” (2015), che hanno portato l’elettronica direttamente dentro il pop globale. Negli anni ha lavorato anche con Kanye West, FKA twigs e Ty Dolla $ign, segnando una transizione verso un suono sempre meno legato all’EDM classica e sempre più contaminato. Al Kappa FuturFestival sarà protagonista anche di un back-to-back con Four Tet, uno degli incroci più attesi dell’intera edizione.

DISCLOSURE (DAY 1)
I Disclosure sono tra i pochi progetti elettronici capaci di muoversi con naturalezza tra classifiche globali e club culture. Il loro album “Settle” (2013) ha raggiunto il primo posto della UK Albums Chart e superato i 10 miliardi di stream, diventando uno dei manifesti della nuova house britannica.

Il successo esplode con “Latch” (2012) insieme a Sam Smith, seguito da “White Noise” con AlunaGeorge (2013) e “Omen” (2015). A questi si aggiungono “You & Me” (2013) e “My High” (2020), che mostrano la loro capacità di evolversi restando immediatamente riconoscibili: pop lucidissimo, ma sempre costruito per il club.

SEBASTIAN INGROSSO (DAY 2)
Sebastian Ingrosso rappresenta la scuola della grande EDM europea: struttura, melodia e impatto pensati per il main stage. Co-fondatore della Swedish House Mafia, ha contribuito a costruire un immaginario che ha dominato i festival globali per oltre un decennio, con miliardi di stream complessivi e due nomination ai Grammy Awards.

Il suo nome è legato a brani diventati simbolo di un’epoca come “Don’t You Worry Child” (2012), “Save the World” (2011) e “Greyhound” (2012), oltre a hit come “Calling (Lose My Mind)” con Alesso (2011) e “Reload” con Tommy Trash (2012). Più recentemente ha continuato a lavorare su produzioni e collaborazioni di grande impatto, anche accanto a nomi come The Weeknd e Celine Dion, mantenendo viva la sua dimensione da grande architetto del festival sound.

DAPHNI (DAY 3)
Daphni è il progetto più istintivo di Daniel Snaith, già noto come Caribou, artista con centinaia di milioni di stream e vincitore del Polaris Music Prize. Ma qui cambia tutto: meno introspezione, più club, più istinto.

Il suo linguaggio è costruito su una house minimale e ripetitiva che si evolve per micro-variazioni, come in “Ye Ye” (2012), “Jiao Long” (2013) e “Cloudy” (2017). Non c’è una narrazione tradizionale: il suo set funziona per flusso continuo, dove il movimento conta più del singolo momento. È musica che non si ferma mai, e proprio per questo funziona perfettamente in un contesto come il Kappa.

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