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Il racconto
25 Aprile 2026 - 10:23
Quando ha aperto gli occhi per la prima volta pensava fosse un sogno. Un brutto sogno, ovviamente, quello che aveva vissuto a Crans-Montana nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio scorsi. Quando le fiamme avevano avvolto il soffitto della discoteca “Le Constellation”, gremita di quindicenni in festa, facendone bruciare vivi 41 e ferendone brutalmente 115.
Elsa Rubino, quindicenne biellese, era una di loro, e ieri è finalmente uscita dalla terapia intensiva del reparto Grandi Ustionati del Cto di Torino, dopo 58 giorni. A “celebrare” il momento delle dimissioni ci sono i suoi genitori, Isabella e Lorenzo, visibilmente commossi e lieti di essere usciti da questo lungo purgatorio. «Quando si è svegliata non poteva parlare. Era tracheotomizzata. Avevamo un cartellone con le lettere e io cercavo di interpretare quello che diceva», ricorda mamma Isabella. «Pensava fosse un sogno. Subito dopo si è preoccupata della scuola: “Sarò bocciata?”, mi ha chiesto». Poi ha chiesto dei suoi amici: «Lì abbiamo tergiversato per un lungo periodo», ammette Isabella.
Ora Elsa sta elaborando il tutto: è seguita anche psicologicamente, ha incontrato la sua migliore amica, Carolina, che è venuta a trovarla. «Ha dei momenti di fragilità legati all’accaduto, ma nel complesso sta bene», continua mamma Isabella.
Da marzo è anche tornata anche a scuola, o meglio, a seguire le lezioni del liceo linguistico che frequentava prima dei tragici fatti di dicembre, attraverso la didattica a distanza (Dad), ovviamente, come previsto per tutti i piccoli pazienti in ricovero, ma questo l’ha aiutata molto. «L’ha fatta distrarre», spiega la mamma.
Il papà Lorenzo ricorda, invece, i momenti più bui. «Elsa ha avuto più di una ricaduta. I suoi polmoni non erano sufficientemente pronti. È stato un percorso molto difficile, che non avremo mai potuto superare senza l’aiuto di medici, infermieri, Oss, una risorsa di calore ed energia». «Piangeva oggi, per noi è come lasciare una famiglia», aggiungono i due.
Sono stati lunghi i cinquantotto giorni di permanenza di Elsa al Cto, mentre con sofferenza si avviava alla guarigione e curava le ustioni presenti sul 55 per cento del corpo.
Era il 26 febbraio quando nel primo pomeriggio arrivava in elicottero dall’ospedale di Zurigo dopo un volo di quasi 90 minuti, insieme alla mamma e a un palloncino rosso a forma di cuore, che le hanno regalato. «L’ho vista sorridere. Le ho detto di non perdere mai il sorriso. Sono stata vicino alla mamma per farle capire che c’era un dopo», spiega Anna Maria Solei, ex paziente del reparto Grandi Ustionati e membro dell’associazione Insieme per le ustioni e le cicatrici, che si occupano del supporto dei pazienti ustionati al Cto. Anna Maria e Maria Angela (un’altra ex paziente) hanno partecipato alla conferenza per le dimissioni di Elsa, proprio come fosse una nipotina.
«Noi ci siamo passate, siamo la dimostrazione che per quanto difficile si può tornare a vivere», raccontano. Quattro anni fa Anna Maria si trovava in quelle mura dopo un incidente in cucina. Maria Angela, invece, era stata investita insieme al marito dall’esplosione di una bombola Gpl.
L’Associazione ha il simbolo dell’asfodelo, il fiore che rinasce dalla terra bruciata.
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