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"Ora è felice col suo palloncino, ma è stato l'inferno": parla la mamma di Elsa Rubino

Le parole di Isabella, mamma della quindicenne che la notte di Capodanno si trovava a "Le Contestellation", portata oggi al Cto di Torino

Crans-Montana, Elsa Rubino resta in condizioni critiche

Un palloncino rosso, a forma di cuore, oscilla appeso al suo letto. "Elsa è sorridente, sta bene. E' arriva qua contenta. Non vedeva l'ora di tornare in Italia". Mamma Isabella è emozionata e probabilmente anche tanto frastornata per il viaggio di circa  90 minuti in elicottero che ha portato al Cto di Torino lei e sua figlia Elsa, la quindicenne biellese rimasta coinvolta nell'incendio del locale 'Le Constellation', a Crans-Montana, in Svizzera, nella notte di Capodanno. 

Quasi due mesi dopo, finalmente, il rientro. Oggi l'adolescente riporta ustioni su circa il 60% del corpo, ma è "a casa"

«Adesso magari comincerà a mangiare, quindi non è male», dice la madre con un sorriso che è insieme sollievo e incredulità. «In Italia? Sì, finalmente».

La scuola e quel banco che non doveva restare vuoto

Nelle scorse settimane, nella scuola di Elsa, i compagni hanno cambiato disposizione ai banchi. Non più file ordinate, ma una forma a ferro di cavallo. Un abbraccio.

«Più che altro perché non si notasse il banco vuoto», spiega Isabella. «Tutti i ragazzi hanno sentito molto quello che è successo. Così non c’era la presenza-assenza di Elsa in classe».

Un’idea condivisa tra il dirigente e le docenti, in una realtà piccola come Biella, dove «ci si conosce tutti». Una vicenda che ha toccato l’intera comunità, con i pro e i contro delle città dove nessuno è davvero un estraneo.

«Non è che possa venire tutta la curva Sud»

Adesso Elsa è a un’ora da casa. Gli ingressi in reparto sono contingentati. «Non è che possa venire tutta la curva Sud a trovarla, anche se vorrebbe molto», scherza la madre.

Il papà sta arrivando in queste ore. Mentre domani arriveranno la sorella, la nonna, i parenti. In queste settimane si sono alternati: cognati, nipoti, amici. «La vicinanza della famiglia non è mai mancata».

E poi ci sono gli altri genitori, quelli che hanno vissuto la stessa notte. «Si è creata una grossa famiglia anche con loro. Pensiamo molto a tutti. Il dolore unisce più di tutto il resto».

«È stato l’inferno»

Quando si torna a quella notte, le parole si fanno più lente. «È difficile da spiegare. È stato un orrore. È stato l’inferno. E non l’abbiamo superato».

La vera fine, per Isabella, arriverà solo «quando tutti i ragazzi, i suoi amici che sono ancora ricoverati e anche quelli che non conosciamo personalmente, riusciranno a uscire da questo inferno».

Oggi però è un giorno diverso. «Oggi è un momento di gioia. Di felicità, sì, assolutamente».

Un percorso lungo

I medici parlano chiaro: sarà un cammino lungo. Riabilitazione, interventi, rieducazione all’alimentazione e al movimento. «È un percorso lungo», ammette Isabella. «Ma faremo tutto il possibile per renderlo il più breve possibile».

Intanto, in quella stanza del Cto, il palloncino rosso continua a muoversi leggermente. È un dettaglio minuscolo, ma racconta più di molte parole: dopo l’inferno, c’è un ritorno. E oggi, almeno per un momento, è abbastanza.

Sarà un percorso comunque lungo? Sì, questo non lo dovete chiedere a me. Sì, sarà un percorso lungo, ma faremo tutto il possibile per renderlo il più breve possibile. Questi pazienti hanno dei percorsi lunghi di riabilitazione, di interventi, di reeducazione sia all'alimentazione che al movimento, quindi è un percorso lungo e del sia appena arrivato.

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