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Il caso
05 Dicembre 2024 - 09:56
Un'inquietante rete neonazista è stata smantellata grazie all'inchiesta della Procura di Bologna, che ha portato all'arresto di 12 membri della cellula estremista 'Werwolf Division'. Al centro del loro piano, c'era l’omicidio della premier Giorgia Meloni, accusata di "tradimento" per aver abbandonato la "sua alleanza con l'estrema destra, diventando primo ministro". Ma il complotto non si limitava a questo. Il gruppo aveva intenzione di scatenare una vera e propria guerra civile, rovesciando il governo e instaurando un regime autoritario.
L'inchiesta, iniziata nel 2019 dopo una segnalazione della Digos, ha rivelato che la "Werwolf Division" considerava Meloni una "traditrice", "una fascista finché non è salita al potere". Le intercettazioni telefoniche e i messaggi trovati nelle loro chat Telegram descrivono una rabbia crescente contro la premier, accusata di tradire l'estremismo di destra per entrare nei ranghi del governo.
Nel corso delle indagini, è emerso un dettaglio macabro: il capo del gruppo, Salvatore Nicotra, aveva parlato apertamente di assassinarla. "Le sparo un colpo in testa", diceva, con riferimento all'obiettivo di uccidere Meloni. In un'altra intercettazione, Nicotra descriveva minuziosamente il piano per l’attentato: "C'è un albergo davanti al Parlamento. Da lì puoi sparare un colpo dall’alto". La cellula stava cercando un cecchino palestinese per eseguire l’assassinio con precisione chirurgica.
Ma il piano non si fermava lì. L’assassinio doveva essere solo l’inizio di un progetto molto più grande: un colpo di stato che avrebbe portato al rovesciamento dell'intero sistema politico italiano e, secondo gli investigatori, all’avvio di una guerra civile.
L'intento della "Werwolf Division" era di creare una rete nazionale di estrema destra, legandosi a gruppi come Forza Nuova, ma anche a movimenti jihadisti. L’obiettivo? Creare un fronte unificato capace di abbattere le istituzioni democratiche. Le intercettazioni rivelano i piani di addestramento paramilitare e l’acquisto di armi illegali, destinate a creare due eserciti clandestini pronti ad affrontare le forze di polizia. "Voglio darvi un fucile ciascuno, addestrati a dovere per fare la guerriglia", diceva Nicotra, esortando i suoi seguaci alla violenza.
Ma non si trattava solo di ideologia. La cellula aveva anche effettuato sopralluoghi presso i simboli del potere italiano, come Palazzo Chigi e Montecitorio, raccogliendo informazioni sulla sicurezza per preparare l’assalto. Il gruppo utilizzava un canale Telegram chiuso e riaperto ripetutamente per evitare le forze di polizia, dove si scambiavano armi, ideologie razziste e proclami di odio.
Secondo gli inquirenti, la "Werwolf Division" si ispirava ai Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR), un'organizzazione terrorista di estrema sinistra degli anni '70, ma con un’agenda politica completamente diversa. Questa cellula, tuttavia, era un chiaro esempio di terrorismo neonazista, che cercava di mescolare teorie di estrema destra con la violenza politica per abbattere le istituzioni democratiche. Secondo la giudice Nadia Buttelli, il gruppo "operava come una vera e propria organizzazione criminale", pianificando attentati, azioni di guerriglia e la creazione di un "esercito" per rovesciare il governo italiano.
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