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Il dato
26 Marzo 2026 - 16:57
Quasi una pensione su due non arriva a 750 euro al mese. Nel frattempo, la spesa pubblica continua a crescere e supera i 353 miliardi di euro. È questo il paradosso che emerge dagli ultimi dati Inps aggiornati al 2026: più risorse complessive, ma una distribuzione che lascia ampie fasce della popolazione con assegni molto bassi.
Al 1° gennaio 2026 le pensioni attive sono oltre 21,2 milioni, in leggero aumento rispetto all’anno precedente. Ma il dato che pesa davvero è quello sugli importi. Il 47,5% dei trattamenti — circa 9,7 milioni — resta sotto i 750 euro mensili. Un altro 22,4% si colloca tra 750 e 1.499 euro, mentre solo il 6,5% supera i 3.000 euro. Meno della metà degli assegni più bassi è legata a integrazioni al minimo o misure di sostegno al reddito. Il resto dipende da carriere lavorative discontinue, salari bassi o contributi insufficienti. In altre parole, il problema nasce molto prima del pensionamento.
La spesa complessiva continua intanto a salire. Nel 2025 ha raggiunto i 353,5 miliardi di euro, con un aumento sia della componente previdenziale sia di quella assistenziale. Quest’ultima cresce più velocemente, segnalando un aumento delle situazioni di fragilità economica.
Un altro squilibrio evidente riguarda il divario di genere. Le donne sono nettamente più presenti nelle fasce più basse: oltre il 53% percepisce meno di 750 euro, contro il 35% degli uomini. Nelle pensioni più alte accade il contrario: le donne sono una minoranza. Il dato riflette una realtà già nota: carriere più brevi, maggiore incidenza del part-time e retribuzioni mediamente più basse. Anche se negli ultimi anni sono aumentate le nuove pensioni femminili, il divario resta ampio.
Guardando alla distribuzione territoriale, il Nord concentra quasi la metà delle pensioni italiane e una quota ancora maggiore della spesa complessiva. Questo indica assegni medi più elevati rispetto al resto del Paese. Al Centro si concentra circa un quinto dei trattamenti, mentre Sud e Isole raccolgono quasi un terzo delle pensioni. Circa l’80% delle prestazioni è di natura previdenziale, legata quindi ai contributi versati, mentre poco più del 20% è di tipo assistenziale. Tra le pensioni previdenziali, la quota più ampia è rappresentata dalla vecchiaia.
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