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Avvelenamento a Campobasso
10 Aprile 2026 - 16:30
Si apre una nuova fase nell’inchiesta sulla morte di madre e figlia a Pietracatella, in provincia di Campobasso, il caso che da mesi tiene alta l’attenzione degli investigatori per il sospetto avvelenamento da ricina. L’ex sindaco Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime, ha infatti cambiato legale proprio mentre le indagini entrano nel vivo.
L’avvocato Arturo Messere ha deciso di rinunciare al mandato, spiegando la scelta con generici “motivi contingenti”, senza fornire ulteriori dettagli. Una rottura improvvisa che arriva in un momento particolarmente delicato dell’inchiesta.
Per la propria difesa, Di Vita si prepara ad affidarsi a Vittorino Facciolla, consigliere regionale del Partito Democratico ed ex segretario del partito in Molise. Un ritorno a una figura già conosciuta in ambito politico, visto il passato dello stesso Di Vita nel Pd, dove ha ricoperto anche incarichi di responsabilità.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Larino guidata da Elvira Antonelli, è stata aperta con l’ipotesi di duplice omicidio premeditato contro ignoti. A far scattare l’allarme era stato il Centro Antiveleni di Pavia, che ha ipotizzato la presenza di ricina, una sostanza altamente tossica anche in quantità minime.
Le vittime, Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, di 50 e 15 anni, erano decedute a distanza di un giorno, tra il 27 e il 28 dicembre, dopo aver accusato i primi sintomi il giorno di Natale.
Gli investigatori stanno cercando di ricostruire nel dettaglio i pasti consumati tra il 23 e il 24 dicembre, periodo ritenuto cruciale per comprendere come la sostanza possa essere stata ingerita.
Durante l’interrogatorio, durato diverse ore, Di Vita – ascoltato come persona informata sui fatti – ha confermato che a pranzo del 23 dicembre era stata consumata pasta al pomodoro, ma ha dichiarato di non ricordare cosa fosse stato servito a cena. Un elemento che resta al centro degli accertamenti, anche perché una delle figlie non era presente a quel pasto.
Le indagini si stanno rivelando particolarmente delicate anche per la difficoltà delle analisi. I residui alimentari non sono più disponibili, essendo stati smaltiti nei giorni successivi ai fatti, quando non era ancora emersa l’ipotesi dell’avvelenamento.
Proprio per questo, un ruolo chiave potrebbe essere svolto dalla relazione tecnica del Centro Antiveleni di Pavia, attesa insieme agli esiti delle autopsie. Gli specialisti parlano di verifiche estremamente complesse su una sostanza rara e difficile da individuare.
Nel frattempo proseguono gli interrogatori, che hanno già coinvolto circa trenta persone, tra familiari e conoscenti, nel tentativo di chiarire ogni dettaglio utile a ricostruire la dinamica dei fatti.
L’ex sindaco continua a dichiararsi estraneo a qualsiasi responsabilità, ribadendo la propria estraneità ai fatti e il dolore per la perdita della moglie e della figlia. Ma l’inchiesta resta aperta e in evoluzione, mentre gli investigatori cercano risposte su un caso che, tra dubbi, indizi e accertamenti scientifici, si conferma tra i più complessi degli ultimi mesi.
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